mercoledì 5 luglio 2017

Della Historia della Stirpe de' Lenzi

Il blog privato sulla storia di famiglia
Mi perdonino i lettori ma in questi ultimi mesi sono stato preso nello scrivere la storia di famiglia, andare indietro di 1000 anni non è stato così facile anche se sono stato molto fortunato, era in gran parte già scritta nei libri, come "Il Mondo di Granaglione", di Amedeo Benati e altri autori, e la "Cronaca Contadina (1447-1630) di Desiderio Zanini da Capugnano", di Alfeo Giacomelli, dei quali consiglio la lettura a tutti i Lenzi che provengono dall'Alta Valle del Reno, terra contesa tra Bologna e Pistoia, Comune e Feudatari, Guelfi e Ghibellini, Guelfi Neri e Guelfi Bianchi, Panico, Stagno, Alberti, Guidi, Lazzari, Montecuccoli, Visconti e Corvoli del Frignano, capugnanesi e granaglionesi, fedeli alla Contea e fedeli al Comune e chi più ne ha e più ne metta .... insomma una bella matassa da sbrogliare, ma sono giunto al termine.
Di grande aiuto sono stati anche gli archivi online degli antenati, solo con quelli sono potuto arrivare a fine Settecento, e il Catasto Gregoriano Online, Progetto IMAGOII, il Liber Censuum Comunis Pistorii, infine i meravigliosi documenti online della Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna e le numerose pubblicazioni e libri, tra gli altri, dei Prof. Renato Zagnoni, Paola Foschi e Arturo Palmieri.
La svolta nella ricerca è giunta grazie a quanto scritto dal Prof. Giacomelli nel libro su Fray Miguel de Bolonia, con ogni probabilità un Lenzi come il primo notaio della Porretta. Ma il diritto di creare ed esercitare la professione di notaio nel 1300 in quelle terre, come da conferme imperiali del 1221, 1327 e 1377, apparteneva alla Stirpe dei Panico che aveva molte ramificazioni, una delle quali era proprio quella dei Lenzi che li ospitò nel 1326 nel proprio castello (costruito da Nannino di Lenzotto dopo una compra registrata intorno al '300) quando fuggirono dai bolognesi e dai quali furono definitivamente sconfitti con la distruzione dei castelli di Bedolete e di Capraria. I Lenzi dal quel momento in poi, come scritto con un po' di sufficienza da Arturo Palmieri nel suo "La Montagna Bolognese nel Medioevo", si imborghesirono e fecero le professioni più disparate: costruttori, artigiani, notai, preti, allevatori, commercianti e albergatori, tra cui i miei antenati che a fine Settecento con la soppressione della Contea Ranuzzi e la fine della pacchia fiscale si trasferirono a Grosseto, lungo le antiche vie della "transumanza", a fare i costruttori e i commercianti. Per la cronaca i Conti Ranuzzi, fino a metà Seicento abitarono nella "torre nobile" costruita da un Lenzi, tal Lenzarello, situata in località "I Monchini", appena sopra la Basilica di Santa Maria Maddalena a Porretta Terme.

La carta della Contea Ranuzzi con il cognome dei Lenzi al 33 e al 35, dall'Archivio di Stato di Bologna
Il Luca Lenzi citato nella Carta della Contea Ranuzzi era il mio settimisnonno. Prima di lui c'era chi aveva contribuito a costruire con La Compagnia dello Spirito Santo il magnifico oratorio cinquecentesco con loggia a Granaglione.

da Blasone bolognese tomo V, Compagnie temporali e spirituali di Bologna, 1795
Niente a che vedere con la "massoneria contemplativa", nata molto tempo dopo, ma loro furono i primi veri "costruttori del tempio", discendenti dei maestri comacini longobardi che tramandavano le proprie conoscenze sotto le logge degli oratori.

L'oratorio della Compagnia dello Spirito Santo a Granaglione, da StreetView
E su questo argomento il grande storico Arturo Palmieri cade peccando di superbia nel narrare nel suo "La Montagna bolognese nel Medioevo" le ultime, tristi imprese dei Panico con dovizia di particolari che dei nobili decaduti, immiseriti e ingaglioffiti della montagna, disegnò "un affresco ricco e rutilante" come lo definisce la Professoressa Paola Foschi negli Atti del Convegno "Signori Feudali e Comunità Appenniniche nel Medioevo" tenutosi a Capugnano nel 1995. Infatti se il Palmieri avesse scorto nei simboli scolpiti nelle pietre dei castelli dei Panico la "rosa celtica" dei costruttori e del carro dei commercianti a lato del leone che contraddistingueva la loro stirpe, quella dei Lenzi era la testa di capra di Castel Caprone posto sotto Granaglione, avrebbe capito che loro erano già entrati da tempo nel "mondo borghese", prima ancora dei "comunisti" di Bologna, o forse c'erano sempre stati essendone gli inventori.

PS: non voglio omettere il particolare che lo storico Arturo Palmieri arrivò alle sue conclusioni sulla base di atti di processi criminali, ma uno storico deve anche tener presente che i Conti di Panico difesero, seppur con violenza, i propri diritti concessi dall'Imperatore e che Bologna usurpò mozzando teste e trascinando con i cavalli cristiani vivi. In questo contesto il Palmieri si poteva risparmiare l'ingaglioffiti, immiseriti e l'essere ridotti a condurre una vita di semplici borghesi. Onesti io aggiungo.
Da Collezioni Genus Bononiae

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