venerdì 9 dicembre 2011

I cinque segreti di una termica

Aspirina fila veloce con una brezza pomeridiana
Ogni velista che si rispetti sa bene che le cosiddette "termiche" possono essere utili quanto temibili pertanto è bene riscoprire assieme i loro segreti, tanto più che gli effetti che producono interessano soprattutto noi che navighiamo sotto costa o nelle acque interne (tradotto, interpretato ed integrato secondo esperienze personali da: Skippertips).
  1. Poiché la terra si riscalda al mattino l'aria calda sale e sotto si crea un "buco" virtuale, un vento fresco generato dal flusso dalle onde del mare costiero si muove per riempire questo "buco". I marinai più esperti sanno bene che queste brezze sono più presenti ed efficaci in prossimità di acque poco profonde che si scaldano più velocemente e dove l'effetto "radiatore" è maggiore. Osservai questo fenomeno una volta mentre stavo navigando in mezzo al lago dove la profondità dell'acqua è maggiore, in lontananza in prossimità della costa, dove l'acqua è molto più bassa, una striscia nera coprì improvvisamente la superficie del lago, in quel punto una barca  a vela prese velocità a tal punto da coprire una grande distanza in pochissimo tempo.
  2. Se nel pomeriggio le brezze marine aumentano di forza, al mattino bisogna osservare il cielo per cercare di determinarne la potenza. Il cielo sereno e una giornata calda permetteranno al sole di riscaldare la terra con tutta la sua forza, per cui ci si può aspettare una discreta brezza marina, se invece le nuvole bloccano il sole la brezza sarà più debole. Al lago, nelle belle giornate di sole mi aspetto sempre una brezza pomeridiana che può arrivare fino ai 10 nodi, normalmente dalle 14 alle 17 per poi calare inesorabilmente verso sera. A volte ritarda, dipende dall'ora in cui il sole ha cominciato a scaldare la terra.
  3. Un'altra cosa che i marinai esperti conoscono è che bisogna cercare di evitare di navigare vicino alle coste ripide. Accade che le brezze marine colpiscono le rocce creando vortici di rimbalzo che potrebbero mettere in difficoltà le piccole imbarcazioni. In questo caso pertanto è indispensabile navigare abbastanza lontano dalle scogliere. Se i venti soffiano i direzione di una costa in dolce pendenza è sufficiente tenersi ad un quarto di miglio, altrimenti se gli scogli o le montagne in prossimità del mare sono ripidi bisogna tenersi almeno ad un miglio di distanza, magari attendendo che l'effetto della termica si attenui. C'è una regolina che dice che bisogna moltiplicare per dieci l'altezza delle scogliere e mantenersi ad una distanza uguale al risultato (calcolo in miglia nautiche).
  4. Bisogna temere anche le raffiche in mare aperto, l'effetto di rimbalzo del vento sul mare può generare delle raffiche di burrasca che raggiungono anche i 30 nodi. Quindi è bene osservare attentamente la costa, la carta nautica e ascoltare le previsioni meteo; se siamo in presenza di scogliere scoscese e alte montagne in prossimità del mare bisogna navigare con molta cautela predisponendo le vele alla massima sicurezza.
  5. Un'altra cosa che conosciamo molto bene noi che navighiamo sono le famose "zampe di gatto". Queste non sono altro che il segno che le raffiche di vento lasciano nell'acqua ed è abbastanza facile vederle e saperle riconoscere. Mi capita spesso, nel pomeriggio, di osservare in lontananza la superficie del lago che si increspa e diventa scura, a quel punto fuori tutti i salvagente, si cazzano le drizze e si predispone la regolazione delle vele per venti più sostenuti.


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