martedì 1 agosto 2017

Al lago con Papì


La previsione di una giornata torrida e il lago in secca mi hanno fatto desistere dall'andare al Trasimeno con MAE, privilegiando Papì di cui volevo collaudare le modifiche all'insartiamento.


Cominciamo con il trasporto dall'auto: è stato abbastanza faticoso a causa delle ruotine molto piccole del sistema di trasporto e questo ha fatto si che lo sforzo non è stato molto differente di quando trasporto MAE che ha le ruote del carrello più grandi. Ovviamente dalla sua Papì ha il fatto che non c'è bisogno di caricarla sul tetto dell'auto, basta tirare giù il sedile.
Poi il gonfiaggio dello scafo,


sistemazione del timone, della deriva e delle vele: forse mi ci è voluto qualche minuto in più del tempo che occorre per l'attrezzatura di MAE che è molto semplice, ma probabilmente è solo questione di pratica,


La navigazione con poco vento è stata tranquilla e comoda, ovviamente non so se con venti forti il mio insartiamento avrebbe tenuto. L'andatura è stata perfetta in ogni direzione, anche quando lasciavo il timone a se stesso Papì procedeva spedita senza deviazioni o scarrocciamenti.


Un difetto grosso ed importante, forse l'unico che ha Papì modificata da un Mistral Windglider, che era solo un surf, è la posizione dei golfari per le sartie che, come si vede nella foto, sono a mezzo scafo tra l'albero ed il bordo. Non potevo fare altrimenti ma questo non permette un movimento agevole a bordo, non ci si può stendere e non si può andare a prua.


Infine, come già mi aveva comunicato il precedente proprietario, c'è una piccola perdita d'aria, forse dalla valvola, e questo non mi ha permesso di effettuare navigazioni superiori alla mezz'ora perché  dopo Papì cominciava a sgonfiarsi.


Fondamentalmente, a parte tutto, è stata una navigazione piacevole e divertente e ritengo che la soluzione della tavola gonfiabile armata a vela, tipo Aquaglide Multisport o derive simili, sia raccomandabile, soprattutto per chi si accontenta di fare attività nautiche non troppo impegnative, semplicemente per passare una giornata sull'acqua trasportato dal vento davanti alla spiaggia. A me è piaciuto anche se mi rendo conto che Papì così modificato "in casa" non possa garantire tutta la sicurezza necessaria in navigazione. Diciamo che è stata una prova per eventuali futuri acquisti.


Mentre io ho navigato per circa quattro ore Elena si è letta un intero libro e non mi ha fatto smettere finché non l'ha finito, è "La Solitudine dei Numeri Primi"di Paolo Giordano che, a questo punto, non posso che raccomandare anche a voi.

La Solitudine dei Numeri Primi, Paolo Giordano - Edizioni Mondadori
Dimenticavo, caldo a parte e acqua un po' carente, il Trasimeno oggi era meraviglioso!


Addirittura un airone è stato tutto il tempo davanti a noi a pescare.


Forse cercava di prendere questa bella carpa.




lunedì 31 luglio 2017

52 Idiozie da Non Fare in Barca






52 Idiozie da Non Fare in Barca di Davide Besana - Nutrimenti Mare
La Rachele, tornata dalle sue vacanze a Ischia e Procida alla scoperta delle terre e del mare della mia nonna materna, mi ha portato il più gradito regalo, un bel libro, questa intitolato "52 Idiozie da non Fare in Barca", di Davide Besana. 
Il libro è un'esilarante raccolta a fumetti di tutto ciò che non è molto raccomandato da fare in barca e se nella sua presentazione si legge che vi "si mescola il serio e l'assurdo" posso affermare con assoluta sincerità che il più delle volte è proprio l'assurdo a governare l'esistenza a bordo delle nostre beneamate barche e con altrettanta sincerità posso confessare che delle 52 idiozie da non fare in barca elencate in questo libro ne ho commesse come minimo 40, spesso ripetitivamente. Le peggiori? "smanacciare", "fidarsi del motore e, ahimè la peggiore di tutte, "fingersi giramondo".
Sicuramente un buon regalo da fare agli amici velisti.

La Rachele affacciata sul porto della Corricella dalla Terra Murata di Procida


martedì 25 luglio 2017

Modifica alle longherine per carico e scarico barca


Se ben vi ricordate nel post dedicato alle longherine avevo riscontrato il problema che la barca, una volta sollevata, poteva toccare l'auto danneggiandola. Nella foto seguente si vede molto bene che la barca si appoggia posteriormente all'auto.


A questo scopo ho inserito nella struttura, rendendola anche più stabile, una longherina orizzontale che non farà più avvicinare la barca all'auto.



lunedì 24 luglio 2017


martedì 18 luglio 2017

Vela Antiscuffiamento by Giacomo Volponi

Dallo spazio web Volponi Vela Antiscuffiamento
Non potevo non ricevere con immenso piacere una comunicazione come quella di Giacomo, inventore di un sistema brevettato antiscuffiamento già applicato in una canoa a vela ma che, secondo le sue intenzioni, vorrebbe estendere a tutte le derive. 
A questo scopo Giacomo è in cerca di un sostegno da parte di associazioni e club, in particolare per esempio onlus che promuovono la vela per disabili, anziani, principianti o bambini dove la preferenza di non scuffiare può diventare un obbligo, ma anche da parte di privati fornendo semplicemente un vecchio laser, o una deriva simile, sul quale applicare il nuovo prototipo.
Giacomo è di Ancona, quante barche inutilizzate si vedono nelle spiagge, in molti potrebbero dare una mano per realizzare questo progetto innovativo ed utile per promuovere la vela a chiunque, anche alle fasce meno esperte, più deboli o semplicemente che si vogliono divertire senza rischi. Personalmente sono in molti che mi scrivono che vorrebbero avere una barca sicura che non scuffia, l'ultimo giusto la scorsa settimana in un commento nei miei post sulla Walker Bay.

Riassumo quanto comunicatomi da Giacomo:

Il mio obiettivo è piccolo: fornire scatole di montaggio con materiali accessori tutti reperibili sul mercato, vele comprese. 
Per il kayak a vela è tutto pronto, potrei anche iniziare la produzione custom, con scatole di montaggio ad un prezzo totale di tutto 1200 euro. 
Purtroppo il sistema è troppo velico per chi fa kayak, e troppo kayak per chi fa vela. Non avendo i mezzi per la pubblicità ho bisogno del passa parola, e quindi di aver testimonial, o approfittare di raduni eccetera per farlo vedere, di solito attira gente come mosche, sulla spiaggia.  

... poi Giacomo prosegue parlando di se. Inserisco anche le informazioni riportate sul suo sito, per maggiore chiarezza:

Andare a vela per mare, e laghi è un grande piacere, è un contatto diretto con le forze della natura, che oggi immersi COME SIAMO in una tecnologia sfrenata è sempre più difficile da assaporare, tuttavia il pericolo di finire in acqua rovina questa sensazione, e ci toglie il piacere di una bella gita in una barca vela piccola , o anche piccola come un kayak, oppure anche grande ma comunque carrabile, dove si esprime al massimo il contatto con la natura . 
La economicità, la praticità delle piccole imbarcazioni amplia enormemente la platea dei possibili acquirenti, ma la preoccupazione per un possibile scuffiamento,e della gestione della vela diventa quindi un ostacolo alla diffusione popolare della diportistica a vela. 
Per risolvere questo pericolo, che allontana quindi, una platea popolare, dal mondo della piccola nautica a vela, ho creato un dispositivo in grado di impedire il ribaltamento di mezzi nautici privi di bulbo, e con deriva mobile, e di creare un sistema automatico di gestione della vela, che semplifica moltissimo l’utilizzo della stessa. Perciò è un dispositivo che può portare ad una nuova popolarità la barca a vela, essendo applicabile proprio in quei armi che sono alla portata di tutti: Ragazzi, giovani, adulti, anziani, e anche ai portatori di difficoltà motorie. 
Il prototipo è nato per permettere l’uso contemporaneo della propulsione a pagaia e quella a vela su un qualsiasi kayak, già acquistato con una piccolissima applicazione permanente. Inoltre risolve brillantemente un problema sempre legato alla sicurezza, che sorge all’atto del rovesciamento del kayak in acqua. 
Tutto questo rende questa idea di brevetto molto interessante sia per una azienda produttrice di kayak,sia anche di altri mezzi nautici, ma anche per un una piccola azienda che vuole specializzarsi nella sola produzione del dispositivo. 
Anche con investimenti minimi, essendo la progettazione per il kayak già sviluppata nel prototipo. Il meccanismo è molto semplice senza complicazioni elettroniche e senza necessità di sviluppo di tecnologie particolari , senza stampi, materiali semplici e garantisce un grande margine di plus valore rispetto ai concorrenti. 
Vi sono quindi tutti gli elementi che rendono assolutamente appetibile la produzione e commercializzazione del prototipo , per la trasformazione a vela del kayak, ma al contempo l’assoluta mancanza di concorrenti in tutta la diportistica, garantisce il regime di monopolio assoluto a livello mondiale.

Eventuali altre informazioni da richiedere o sostegni che vorreste dare a Giacomo lo potrete fare attraverso il suo SITO.


lunedì 17 luglio 2017


venerdì 14 luglio 2017


venerdì 7 luglio 2017


mercoledì 5 luglio 2017

Della Historia della Stirpe de' Lenzi


Nella mappa: il Poggio, luogo dove sorgeva l'antico castello dei Lenzi di Capugnano.

"La stirpe non fa le singulari persone nobili, ma le singulari persone fanno nobile la stirpe" (Dante Alighieri).

Mi perdonino i lettori ma in questi ultimi mesi sono stato preso nello scrivere la storia di famiglia, andare indietro di 1000 anni non è stato così facile anche se sono stato molto fortunato, era in gran parte già scritta nei libri, come "Il Mondo di Granaglione", di Amedeo Benati e altri autori, e la "Cronaca Contadina (1447-1630) di Desiderio Zanini da Capugnano", di Alfeo Giacomelli, dei quali consiglio la lettura a tutti i Lenzi che provengono dall'Alta Valle del Reno, terra contesa tra Bologna e Pistoia, Comune e Feudatari, Guelfi e Ghibellini, Guelfi Neri e Guelfi Bianchi, Panico, Stagno, Alberti, Guidi, Lazzari, Montecuccoli, Visconti e Corvoli del Frignano, capugnanesi e granaglionesi, fedeli alla Contea e fedeli al Comune e chi più ne ha e più ne metta .... insomma una bella matassa da sbrogliare, ma sono giunto al termine.

"Ho detto scrivendo del Poggio che Benamando hebbe due figlioli, cioè Bettucho, dal qual son discesi i Bettucchi (poi notari e Commissari del Conte Ranuzzi, ndr), ........ Il secondo fu Pistorese (Pistorio) il qual hebbe tre figlioli, cioè Lenzo (Lenzio), Iacomo et Domenico (da Domenico discenderanno Lenzarello e le famglie di notabili e notari della Porretta, nonché Commissari dei Conti Ranuzzi, ndr) e perché restorno presto senza Pistorese lor padre Lenzo era il maggiore e governava la casa et hebbe molti figlioli quali si comenzò a dire quelli di Lenzo e i Lenzi e cossì tutti si son chiamati Lenzi (i nostri Lenzi di Granaglione saranno i Lenzi-Pistoresi, discendenti diretti di Lenzo, ndr)" . (Da: La Cronaca Contadina (1447-1630) di Desiderio Zanini da Capugnano di Alfeo Giacomelli).

Le abitazioni di Salvatore Lenzi di Niccolò alle particelle 219 e 267 del Catasto Gregoriano
Di grande aiuto sono stati anche gli archivi online degli antenati, solo con quelli sono potuto arrivare a fine Settecento, e il Catasto Gregoriano Online, Progetto IMAGOII, il Liber Censuum Comunis Pistorii, infine i meravigliosi documenti online della Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna e le numerose pubblicazioni e libri, tra gli altri, dei Prof. Renato Zagnoni, Paola Foschi e Arturo Palmieri.
La svolta nella ricerca è giunta grazie a quanto scritto dal Prof. Giacomelli nel libro su Fray Miguel de Bolonia, con ogni probabilità un Lenzi come il primo notaio della Porretta. Ma il diritto di creare ed esercitare la professione di notaio nel 1300 in quelle terre, come da conferme imperiali del 1221, 1327 e 1377, apparteneva alla Stirpe dei Panico che aveva molte ramificazioni, una delle quali era proprio quella dei Lenzi che li ospitò nel 1326 nei propri castelli (a Capugnano in quello costruito da Nannino di Lenzotto dopo una compra registrata intorno al '300) quando fuggirono dai bolognesi e dai quali furono definitivamente sconfitti con la distruzione dei castelli di Bedolete e di Capraria. I Lenzi dal quel momento in poi, come scritto con un po' di sufficienza da Arturo Palmieri nel suo "La Montagna Bolognese nel Medioevo", si imborghesirono e fecero le professioni più disparate: costruttori, artigiani, notai, preti, allevatori, commercianti e albergatori, tra cui i miei antenati che a fine Settecento con la soppressione della Contea Ranuzzi e la fine dei privilegi fiscali si trasferirono a Grosseto, lungo le antiche vie della "transumanza", a fare i costruttori e i commercianti. Per la cronaca i Conti Ranuzzi, fino a metà Seicento abitarono nella "torre nobile" in passato appartenente ad un Lenzi, tal Lenzarello, situata in località "I Monchini", appena sopra la Basilica di Santa Maria Maddalena a Porretta Terme.

La carta della Contea Ranuzzi con il cognome dei Lenzi al 33 e al 35, dall'Archivio di Stato di Bologna
Il Luca Lenzi citato nella Carta della Contea Ranuzzi era il mio settimisnonno. Prima di lui c'era chi aveva contribuito a costruire con La Compagnia dello Spirito Santo il magnifico oratorio cinquecentesco con loggia a Granaglione.

da Blasone bolognese tomo V, Compagnie temporali e spirituali di Bologna, 1795
Niente a che vedere con la "massoneria contemplativa", nata molto tempo dopo e di cui non facciamo parte, ma loro furono i primi veri "costruttori del tempio", discendenti dei maestri costruttori che tramandavano le proprie conoscenze e governavano il territorio sotto le logge degli oratori.

L'oratorio della Compagnia dello Spirito Santo a Granaglione, da StreetView
E su questo argomento il grande storico Arturo Palmieri cade peccando di partigianeria nel narrare nel suo "La Montagna bolognese nel Medioevo" le ultime, tristi imprese dei Panico con dovizia di particolari che dei nobili decaduti, immiseriti e ingaglioffiti della montagna, disegnò "un affresco ricco e rutilante" come lo definisce la Professoressa Paola Foschi negli Atti del Convegno "Signori Feudali e Comunità Appenniniche nel Medioevo" tenutosi a Capugnano nel 1995. Infatti se il Palmieri avesse scorto nei simboli scolpiti nelle pietre dei castelli dei Panico la "rosa celtica" dei costruttori e del carro dei commercianti a lato del leone che contraddistingueva la loro stirpe, quella dei Lenzi era la testa di capra di Castel Caprone posto sotto Granaglione, avrebbe capito che loro erano già entrati da tempo nel "mondo borghese", prima ancora dei "comunisti" di Bologna, o forse c'erano sempre stati essendone gli inventori e poi il Palmieri stesso asserisce che il Conte Doffo di Panico commerciava in "panno".

Il Ghirardacci scrive che i Panico nel 1326 si rifugiarono sia a Capugnano, da Nannino di Lenzotto, che a Castel Caprone, dai Lenzi di Granaglione che avevano come simbolo la testa di capra.
Premesso questo si deve dare atto ad Arturo Palmieri che la sua ricostruzione dei fatti occorsi nella montagna bolognese nel medio evo è sostanzialmente scrupolosa, completa e tutto sommato onesta. Anche il Palmieri, come gli altri studiosi che hanno approfondito questo argomento, ci offre due importantissimi indizi sulle origini della stirpe de' Lenzi. Il primo è a pagina 346 di "La montagna bolognese del medio evo" in cui ci ricorda che chi aveva il privilegio di aprire mercati nelle loro terre erano solo i veri e ultimi grandi feudatari, ma noi abbiamo letto nella "Cronaca Contadina di Desiderio Zanini da Capugnano" di Alfeo Giacomelli che al Poggio di Capugnano, dove era la fortezza dei Lenzi, esisteva un mercato ancora prima che venisse aperto quello della Porretta.

E seguendo detta via, si arriva al Poggio, quale era un luogo molto abitato attorno al quale si vedon segni di mura, ......... che in quell crociero di vie all Poggio vi si faceva il mercato quale fu poi dismesso, quando fu fatto il Bagno, cioè ella diceva, et era in età d'anni 90 e più, le famiglie che abitavano anticamente erano i Lenzi, ........ , quali si sono dilatati in altri luoghi in altri cognomi. La più antica e forsi la prima, come si vedono in scritture antiche particolarmente in una compra fatta dell'anno 1300 da Nannino di Lenzotto, che questi sono antichissimi, e perciò sia anche il Poggio antichissimo ...., giacché vestigia di una casa nel mezzo del Poggio quasi come fortezza ....". (Da: La Cronaca Contadina (1447-1630) di Desiderio Zanini da Capugnano di Alfeo Giacomelli)

L'altro indizio è a pagina 394 del già citato libro del Palmieri in cui viene citata la famiglia Lenzi tra i "casati" più importanti della montagna bolognese:
"La base del ceto borghese montano è gettata. Troviamo in questo momento molti casati pervenuti fino all'epoca contemporanea. Furono notai, preti, medici, commercianti, artieri, agricoltori, piccoli industriali, la quale si andò ingrossando nei secoli. ..... Sfogliando gli estimi, gli atti giudiziari, le cronache bolognesi incontriamo sovente cognomi, che rimangono a designare primarie famiglie della nostra montagna conservatesi pressappoco nello stesso territorio: .... Lenzi nel capugnanese ...."



Il Palmieri ci ricorda anche che i Panico, a detta di alcuni studiosi discendenti dei re carolingi, furono, assieme agli altri, gli ultimi feudatari padroni delle loro terre poiché tutti quelli che vennero dopo la "rivoluzione comunista" e l'epoca delle Signorie erano solo dei governanti di terre altrui: "sic transit gloria mundi".

Da Collezioni Genus Bononiae

I due stemmi nel blasone della mia famiglia rappresentano l'antico e il moderno, d'azzurro al rincontro di testa di capra al naturale richiama gli antichi cavalieri templari che usavano mettersi le corna sugli elmi per spaventare i nemici, la loro forza e la loro purezza, l'altro rappresenta il simbolo di nobiltà conquistato da mio padre durante l'ultimo conflitto mondiale lungo la "linea gotica", unico attestato nobiliare ancora valido nella nostra repubblica e unico blasone riconosciuto assieme a quello dei Comuni, delle Provincie e corpi militari.
Se si tiene presente che a mio padre è stato riconosciuto il suo personale titolo nobiliare a quindici chilometri da Capugnano, circa seicento anni dopo che i suoi antenati in quelle stesse terre avevano perso titoli, castelli e nobiltà, questa storia leggendaria diventa un mito, lui è stato l'Ultimo Cavaliere del Re.



BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Il Mondo di Granaglione, Storia, arte, ambiente e tradizioni di una Comunità della Montagna Bolognese, Autori vari – Tamari Editori in Bologna
Cronaca contadina (1447-1630) di Desiderio Zanini da Capugnano, A. Giacomelli – Pàtron Editore
Di baratti, di vendite e d'altri spacci. Merci, mercati, mercanti sulle vie dell'Appennino. Atti della Giornata di studio (8 settembre 2001), Foschi/ Zagnoni – Società Pistoiese Editore
Popolazione ed economia dei territori bolognesi durante il Settecento: Atti del 3° Colloquio, Bologna 15 gennaio 1983 – Istituto per la Storia di Bologna
Atti del Convegno "Signori Feudali e Comunità Appenniniche nel Medioevo" tenutosi a Capugnano nel 1995
La comunità negli stati italiani d'antico regime, Giovanni Tocci – CLUEB
La montagna bolognese nel medioevo, A. Palmieri – Feltrinelli o ristampe varie
Dizionario corografico, georgico, orittologico, storico della Italia (territorio bolognese), Serafino Calindri
Atti e Memorie, Deputazione di storia patria delle provincie di romagna, serie III e IV
Liber Censuum Comunis Pistorii, Quinto Savioli
Annali bolognesi, Ludovico Vittorio Savioli
Della Historia di Bologna, Ghirardacci Cherubino
Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte
Fray Miguel de Bolonia, El guardiàn de los indios, José de Jesùs Martin Flores
Grosseto: Briciole di Stoia. Cartoline e documenti d'epoca 1899 – 1944, Elena e Mario Innocenti. Vol. I, II – Editrice Caletra

RISORSE DI RETE 



martedì 4 luglio 2017

Longherine per carico e scarico barca dall'auto

Serraggio delle longherine sul portapacchi
Abbandonato il progetto di rialzare il carrello e la barca per mancanza di sufficiente sicurezza, la rotazione della barca impone alla struttura sforzi eccessivi, sono tornato al buon vecchio sistema delle longherine che ha funzionato perfettamente.

Sistemazione delle longherine sulla fiancata
Le longherine di 2000 x 45 x 35 mm, sono costate circa 10 € all'OBI, tutto il resto ferramenta che avevo in casa, al massimo si potrà spendere 15 €.

Il carico della barca sull'auto
Ho fissato le longherine e caricato la barca sull'auto in pochissimi minuti e con poca fatica.

Lo scarico della barca dall'auto
Effettuato lo scarico ho rimesso la barchina in garage, tutte le operazioni di fissaggio delle longherine, carico e scarico della barca e suo rimessaggio non hanno richiesto più di quaranta minuti.

Longherine e barre
E così la barchina è tornata a dormire. Unico problema riscontrato è la carrozzeria della 500L che, contrariamente alla Ford Fiesta non può essere assolutamente toccata, salvo creare dei micro avvallamenti. Dovrò provvedere a sistemare una  o due longherine orizzontali in modo da evitare qualsiasi contatto con a carrozzeria.

MAE è tornata a dormire


domenica 2 luglio 2017


mercoledì 31 maggio 2017

Auto nuova, barre nuove


Montate le nuove barre da 1.5 m per la Fiat 500L e la mia Walker Bay da 10 piedi. Tutto perfetto, finalmente si può ripartire tranquilli.
Domani dovrò pensare a come caricare la barca da solo su un auto più alta di 25 cm della precedente e non sarà così semplice e scontato perché il principio della leva è valido solo se la barca è appoggiata alle barre.



lunedì 22 maggio 2017

Il sommergibile dell'Appennino di Agostino Lenzi

Il sommergibile dell'Appennino, da Barche d'Epoca e Classiche
Che Agostino Lenzi della Stirpe de' Lenzi era una specie di genio che inventò e brevettò un sommergibile agli inizi del Novecento l'avevo già letto in una pubblicazione di Renato Zagnoni intitolata "La Storia dell'Industria del Ferro nella Montagna Bolognese e la ferriera di Casa d'Alessio presso Silla (Secoli XV-XX)", esattamente da pagina 54 in poi, ma che ne fosse stato tratto un bell'articolo anche su "Barche d'Epoca e Classiche" proprio non me lo sarei mai aspettato.
La storia del sommergibile di Agostino Lenzi e la sua perseveranza nel promuovere questa invenzione è veramente curiosa ed interessante ed invito i miei lettori ad approfondirla, e non solo perché Agostino era un mio lontanissimo parente, anche lui discendente di Lazarino de' Lazzari, sellarius in Granaglione agli inizi del 1200.


venerdì 19 maggio 2017

Jolly Nero, una sentenza vergognosa


Sergio Basso, Maurizio Potenza, Michele Robazza, Francesco Cetrola, Marco de Candussio, Davide Morella, Giuseppe Tusa, Daniele Fratantonio, Giovanni Iacoviello, le famiglie delle vittime, le madri, i padri e i figli, e poi tutti i feriti.
Mi vergogno di essere un italiano e di una Magistratura a cui non credo e di cui non ho più fiducia, sono troppo evidenti le omissioni. 
All'indomani dell'incidente, invece di aver fatto sequestrare tutto quello che riguardava la costruzione di quella maledetta torretta c'era, ancora dopo giorni, la possibilità di avere accesso a quei documenti, evidentemente mai volutamente presi in seria considerazione (servizi dei TG presso lo studio di progettazione con carte alla mano). Vorrei sapere dopo quanto tempo, e se, sono state sequestrate le valutazioni dei rischi sul luogo di lavoro del Porto di Genova.
Ometto ulteriori commenti sulle responsabilità dell'armatore e degli organi preposti ai controlli della Jolly Nero che sono stati assolti, sono su tutti i giornali, ed in ogni caso a mio parere di secondaria importanza, semmai in concorso di colpa, loro o i conduttori della nave.
E se la marineria italiana non è morta con Schettino che è stato giustamente condannato è morta ieri con questa sentenza, comunque vadano i prossimi gradi di giudizio.
Faccio un ultima considerazione in merito a questo scandalo pari solo a quello della strage di Ustica; l'assoluzione della Capitaneria di Porto di Genova dalle sue, a mio parere, evidenti e gravissime responsabilità è stata effettuata con lo stesso principio con cui cinquant'anni fa si assolvevano i datori di lavoro che non ottemperavano ai doveri di controllo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: se un operaio infilava il braccio sotto una pressa e se lo mozzava, o se lo faceva mozzare da un operatore come in questo caso, la colpa era esclusivamente la loro. Roba da paese incivile.
Quell'elenco di vittime che lavoravano onestamente in un luogo non sicuro hanno la stessa dignità di quelle della Costa Concordia, Capitaneria di Porto di Genova vergogna!


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