venerdì 26 febbraio 2016

Tour du monde du Beligou

Dal sito Beligou
Negli anni '60 in molti hanno sognato di costruire la loro barca in ferro cemento, legno o acciaio, ma in quanti sono riusciti a realizzare questo sogno? 
A volte queste auto-costruzioni navali hanno avuto successo ma, nella maggior parte dei casi, i più numerosi non hanno mai visto il mare. 
Non è per nulla facile diventare architetto navale e costruttore così, all'improvviso. 
Allora, quale potrebbe essere la soluzione? Oggi, ci rivolgiamo al mercato dell'usato, che offre una vasta gamma, ma negli anni sessanta questo non era possibile. Questo è il motivo per cui, consapevoli di tutto ciò, tre appassionati di barche e di mare, nonché naviganti, hanno optato per la costruzione della loro barca.

Tre naviganti determinati 
Due marinai, Guy Quiesse (comandante di navi mercantili), Jean Claude Bazin (Ufficiale delle Comunicazioni) e Claude Quiesse (fotografo e pittore) hanno deciso, nei primi anni '60, di lasciare tutto per fare il giro del mondo in barca a vela . 
Restava da trovare la barca. Dopo aver setacciato la costa da Dunkerque a Bayonne senza trovare nulla di interessante che li potesse soddisfare, hanno optato per la costruzione in un piccolo yacht tradizionale. 
Dopo varie indagini, il progetto vincente è stato quello di Maurice Cadou a Saint Jean de Monts, un cutter attrezzato "Marconi Norwegian", costruzione classica in iroko e quercia. Le sue dimensioni erano  di 10,75 m di lunghezza, di 3 m di larghezza e 1,65 m di pescaggio. 
La costruzione è iniziata nei primi mesi del 1964. La messa in acqua ha avuto luogo nel mese di ottobre del 1964 e la partenza nel mese di agosto del 1966. 

La strumentazione 
Oggi anche una piccola imbarcazione da diporto non avrebbe problemi ad attraversare l'Atlantico con la strumentazione a disposizione. Naturalmente, questa rimane pur sempre un'avventura: preparare la barca, trovare un equipaggio, scegliere il momento giusto, le tappe, etc. Poi ci sono i molti supporti elettronici alla navigazione come i GPS, la cartografia, il telefono satellitare e il pilota automatico. Ma cinquant'anni fa non esisteva nulla di tutto ciò. Si utilizzavano il sestante, la navigazione astronomica e le comunicazioni via radio. Non c'era neppure uno strumento che misurasse la profondità dell'acqua se non una sonda a mano. (.......).

Il percorso 
Partiti nell'agosto del 1966 da Saint-Gilles-Croix-de- Vie , il viaggio è stato completato nel luglio 1968 nello stesso luogo di partenza. 
Nel corso di questi due anni, hanno viaggiato 32.000 miglia con 95 tappe dove hanno potuto visitare la costa iberica, i Caraibi, le Galapagos, la Polinesia, la Nuova Caledonia, Reunion, le Mauritius, il Sud Africa, l'Ascensione e al ritorno nel Vendee passando per le Azzorre. 

La storia di questo viaggio è disponibile gratuitamente online nel sito www.beligou.fr . 


Le recit du Beligou
Il libro di 300 pagine, con una prefazione di La JY Tourmelin, contiene più di 400 foto, c'è anche una sezione a parte sulla costruzione della barca e un libro degli ospiti con oltre 160 firme. 
Il Beligou naviga ancora a vela in tutto il suo splendore.

Maldestramente tradotto ed interpretato da me medesimo, via: Le Figaro Nautisme


giovedì 25 febbraio 2016

Vento, onde e scuffie all'Atlantic Rally for Cruisers 2015 a Las Palmas



Alla fine di novembre, come ogni anno, l'Atlantic Rally for Cruisers (ARC) riesce a radunare più di 200 barche a vela per il Rally di Santa Lucia, nel Mar dei Caraibi. 
All'evento ci siamo incontrati con molte altre barche locali. Si tratta di una fiera del mare! 
Per noi è una sfida a vela poiché, normalmente, il tempo non è molto buono ... quest'anno le onde hanno fatto da padrone. 
Quando eravamo a circa 3 miglia prima di arrivare a destinazione il Tandem Island Seahawk con Jose e Victor a bordo si è capovolto ... ma è meglio guardare il video!

Imperdibile, questo è il mare! (Maldestramente tradotto ed interpretato da me medesimo da Youtube).


NO ALLE TRIVELLE, per chi ama il mare ed il nostro paese condividete il logo e i contenuti


IL 17 APRILE VOTA SI AL REFERENDUM

Non boicottate il referendum che favorisce solo l'arricchimento dei petrolieri, il costo della benzina non diminuirà, a scapito della bellezza e della sicurezza del nostro territorio, già fragile. Il 17 aprile andate a votare e votate "SI". In Medio Oriente si stanno ammazzando e attuando un genocidio per il petrolio in eccesso e in un futuro non troppo lontano dovremmo cominciare a farne a meno sempre di più a causa degli evidenti cambiamenti climatici. Dimostrate ai potenti, ai finanzieri e ai corrotti che il vostro pensiero vale di più della loro cupidigia. L'indipendenza energetica è un mito in mano a pochi a scapito di tutti.


mercoledì 24 febbraio 2016

Was ist "Open5"? La Micro-Class amplia i suoi orizzonti


Open5 è una nuova classe velica che ha l'ambizione di offrire una possibilità in più di navigare e di partecipare a delle regate con la maggior parte dei cabinati nella gamma tra i 5 e i 6 metri di lunghezza. 
L'obiettivo è quello di realizzare gare emozionanti che altrimenti non sarebbero possibili con imbarcazioni molto più grandi essendo diversi i potenziali di velocità.
In particolare l'intento dell'associazione è quello di ampliare la gamma dai limiti imposti dalla micro-class, allineata intorno ai  5,50 metri.
Le regate si terranno in Germania, nell'ambito delle regate previste per la Microcuppper e delle altre classi attinenti le imbarcazioni, se interessate
Nelle regate ci sarà un vincitore assoluto e un vincitore per ogni tipologia di classe partecipante, o tra barche con potenziale di velocità simile gareggiando nello stesso campo di regata in modo che la competizione desti il maggior interesse possibile.

A questa classe potranno rientrare le barche aventi le seguenti caratteristiche:
  • Monoscafi
  • Lunghezza fuori tutto: 5.00 m - 6.00 m (solo lunghezza dello scafo)
  • Baglio massimo: 1.80 m - 2.50 m
  • Chiglia, chiglia basculante, zavorra che garantiscano un momento raddrizzante a 90° senza l'equipaggio sulla chiglia
  • cabina chiudibile con almeno una superficie piana, che può essere utilizzata come letto
  • equipaggio: min. 2
  • trapezio non ammesso 
  • un massimo di due derive subacquee mobili oltre la chiglia 

Barche ammissibili alla classe Open 5:
  • Microcupper 
  • Varianta 18 
  • Seascape 18 
  • Dehler 18 (Red Riding Hood) 
  • FarEast 18 
  • I550 
  • Sailart 17 
  • Sailart 19 
  • Sailart 20 
  • Mariner 20 
  • Żagle classe 500, per esempio, S500 o Twins 
  • Six fot 4 Cruiser 
  • Viko 20/20 Deltania 
  • Sportina 600 
  • 517er 
  • Avar 18 
  • Corsaire 
  • Condor 55 
  • Edel 2 
  • Edel 5 
  • Elan 19 
  • Fam 
  • Fan Balt 17 
  • Flying Cruiser 
  • Hai 590 
  • Leisure 17 
  • L17 
  • Manta 19 
  • Rügen Jolle 
  • Tes 550 
  • Ultra 550 
  • Waarship 570 
  • Oceaan 18 
  • (...)
Maldestramente tradotto ed interpretato da me medesimo, fatti salvi eventuali errori di comprensione dal sito Open 5.

Via: yacht.de

martedì 23 febbraio 2016

Non boicottate il referendum sulle trivelle




Qualunque sia la vostra idea non boicottate il referendum, è uno strumento di democrazia. Salvaguardiamo il nostro mare e il nostro territorio cercando di valorizzarlo, tanto il petrolio ce lo fanno pagare caro ugualmente. IL 17 APRILE ANDATE A VOTARE, DIMOSTRATE A QUESTA CLASSE POLITICA CORROTTA CHE GLI IDEALI DI OGNI CITTADINO CONTANO CONTRO LA PREPOTENZA DEI POTENTI.



lunedì 22 febbraio 2016


domenica 21 febbraio 2016


sabato 20 febbraio 2016


venerdì 19 febbraio 2016


giovedì 18 febbraio 2016

Lo SCAMP in vetroresina del cantiere statunitense Gig Harbor Boat Works



Dello SCAMP e del suo successo planetario ne avevamo già parlato in precedenza, nel post potrete trovare le caratteristiche di questa meravigliosa piccola grande barca, ma stasera ritorno sull'argomento per comunicarvi che il cantiere statunitense Gig Harbor Boat Works ne ha cominciato la produzione in serie in vetroresina. 
QUI potrete trovare i prezzi e molte altre informazioni

Dalla recensione della rivista 48° North dello SCAMP

Che altro dire, questo SCAMP in vetroresina per me è bellissimo, come tutte le barche prodotte da Gig Harbor Boat Works d'altro canto.

Lo SCAMP in navigazione, dal sito Gig Harbor Boat Works


martedì 16 febbraio 2016


lunedì 15 febbraio 2016


domenica 14 febbraio 2016

Sistema Nazionale per lo Smaltimento e il Riciclo di Imbarcazioni da Diporto, non è arrivato il momento?


Avevo fatto un cenno sull'argomento nel mio profilo Google+ e da qui mi è presa voglia di approfondire le mie conoscenze sbirciando nel sito ufficiale svedese che si occupa di queste cose, su SWEBOAT.

Il progetto del sistema nazionale per lo smaltimento e il riciclo delle imbarcazioni da diporto

Forse è arrivato il momento? 
Sweboat in collaborazione con Båtskroten Sweden AB e Stena RecyclingAB, ha avviato un progetto con l'obiettivo di costruire un sistema per lo smaltimento e il riciclo delle imbarcazioni da diporto esteso a tutto il paese e che inizierà nell'autunno del 2015. 
Il progetto è stato finanziato dai partner del progetto stesso in collaborazione con le Autorità Nazionali. 

Analisi della situazione
Il diporto nautico è diventato molto popolare in Svezia fin dal 1920 e si spera che possa svilupparsi ancora di più in futuro. 
Nel nostro paese sono circa due milioni le persone che hanno accesso alle 880 000 imbarcazioni da diporto.
La Svezia si colloca in cima alla lista dei paesi più naviganti del mondo. 
Il periodo d'oro del diporto nautico ha avuto inizio nel 1970 quando è esplosa la produzione delle barche in plastica, ne sono state prodotte centinaia di migliaia. 
Le barche in vetroresina hanno una lunga durata. Quanto durino esattamente non lo sappiamo veramente, ma anche una barca degli anni settanta, se ben tenuta, può ancora navigare bene ed in tutta sicurezza. 
Il fatto che le barche in plastica abbiano una durata relativamente lunga non ha reso necessaria fino ad oggi l'istituzione di un sistema di smaltimento e riciclo ma le mutevoli esigenze degli armatori e un valore di rivendita in rapido declino ora ha reso i tempi maturi per cominciare ad iniziare il recupero delle barche. 

Finalità e obiettivi 
Una volta che il proprietario della barca ha ottenuto l'accesso al sistema nazionale di riciclaggio e smaltimento questi può decidere quando e come lasciarla in custodia in modo che venga ridotto a zero il rischio di inquinamento ambientale, lungo le coste ed in mezzo alla natura. 
Inoltre, c'è una grande carenza di posti barca, spesso occupati da veri e propri relitti. 
L'esistenza di un sistema di smaltimento e riciclo delle imbarcazioni obsolete permetterebbe di liberare molti posti barca per tutti coloro che vogliano scoprire il fantastico mondo del diporto nautico.

Maldestramente tradotto ed interpretato dallo svedese da me medesimo. Forse non tutti sanno che ho imparato lo svedese in fretta e furia quando un U-Boot sovietico in missione di spionaggio si incagliò proprio davanti alla segretissima base militare svedese di Karlskrona. La tensione fu subito altissima, ma chi pensate che abbia risolto questo mostruoso pasticcio dei Russi? Il Famigerato Circolo dell'Inchiostro a China ovviamente. Il 27 ottobre 1981 il sottomarino sovietico della classe Whiskey S-363 si arenò al momento sbagliato nel posto sbagliato. Forlani era stato insediato da pochi giorni e mi chiamò personalmente nel mezzo della notte pregandomi di fare qualcosa perché sarebbe potuta scoppiare la terza guerra mondiale: "nome in codice Giulio, se non ci pensi te siamo nella merda!"
Purtroppo ancora l'operazione "whisky on the rocks" rimane un caso operativo "N.A.T.O. classificato" e per motivi di sicurezza nazionale non ne posso parlare, l'unico fatto singolare a cui posso accennare è che gran parte delle operazioni furono condotte in collaborazione con i supermercati della zona che ci fornirono adeguate casse di "Chivas Regal" che furono stivate a bordo del cacciatorpediniere Obraztsovy in tutta segretezza. Questo contribuì di molto a placare gli animi e a farmi tornare al Circolo in pochi giorni.

A questi vagabondi, è un eufemismo, che ci governano oggi suggerirei anche il nome da dare a questo sistema di smaltimento e riciclo, lo chiamerei SNARID e per farlo funzionare coinvolgerei le aziende interessate che finanzierebbero gran parte del progetto. Ulteriori finanziamenti, ovviamente, si potrebbero ottenere dal Fondo per l'Ambiente della Comunità Europea e, tanto per fare un esempio, non regalando i 300 - 400 milioni di euro ai petrolieri accorpando con le amministrative il referendum contro le trivelle.
Più facile di così, ma che Dio ci aiuti!



sabato 13 febbraio 2016

Rowgeneration




La Walkerbay mi ha fatto riscoprire il piacere della remata, così per chi non se la sente di affrontare il vento e la sua libertà propongo queste bellissime barche a remi svedesi: rowgeneration.
Ottima per fare car-top boating, barca leggera e di piccole dimensioni.


giovedì 11 febbraio 2016

OMG: Fumetti del giorno


S'è scoperto che anche Corto Maltese è un "walkerbayer" però da quelle mani in tasca non sembra che abbia tanta voglia di scaricare la barca, forse lì davanti c'era Rasputin.
Me n'è venuto un altro!


Questo dovrebbe succedere quando Elena va in bagno.


Abbiamo scoperto che anche Tintin e Milou sono "walkerbayers".



Le Lascar du Toul' Ru, plaisir à la barre

Le Lascar du Toul' Ru, si può proprio dire "piccolo a terra, grande in mare", con il suo peso e dimensioni contenuti ma con la tipica deriva ad acqua che caratterizza tutta la produzione del cantiere della Gazelle Des Sables.
QUI potete trovare i prezzi di tutte le barche che, seppur non essendo proprio popolari, garantiscono una qualità ed un estetica molto superiori alla normalità, specialmente per chi ama la tradizione coniugata alla modernità.
Ideale per il car-top boating, che sia pesca, vela, remi o motore.

Dal sito della Gazelle des Sables

mercoledì 10 febbraio 2016

"The ladies' cabin arrangement" alla Dixon Kemp

A manual of yacht and boat sailing - Dixon Kemp
Se Dixon Kemp nel suo "A manual of yacht and boat sailing" proponeva la soluzione di questo lavello a scomparsa per la cabina delle "ladies" su yacht sotto le 5 tonnellate di peso io non vedo perché non possa essere utilizzato sui minuscoli bagnetti, o cucinotti, delle barche di oggi. Non credete?

Il minuscolo bagnetto del Beneteau First 24


lunedì 8 febbraio 2016

Libre d’être un Outsider

Dal sito FACEBOOK di Outsider
Outsider, la barca che tutti si aspettavano che uscisse, bella, sportiva e cartoppabile!
Queste sono le sue caratteristiche tecniche principali:

Lunghezza: 3.34 m / 10.96 ft
Larghezza: 1.33 m / 4.36 ft
Pescaggio: 0.45 m / 1.47 ft
Peso: 62 kg / 137 lbs
Capacità: 150 kg / 331 lbs (2 persone)
Materiale: Fibra di vetro
Sup. velica: da 4.5 a 6.5 mq
Prezzo: a partire da 3600 $



giovedì 4 febbraio 2016

Cartopping, chiarimento sul peso massimo trasportabile sul tetto dell'auto


Premetto che, a mio parere, molto di ciò che si trova in rete sull'argomento non è esaustivo e spesso poco convincente, tanto più che non tutti i libretti di uso e manutenzione hanno indicato il peso massimo trasportabile sul tetto dell'auto, in famiglia abbiamo tre automobili e solo in una di queste ne è riportato il limite. Successivamente ad una mia telefonata al Concessionario che ci ha venduto quelle due automobili mi fu risposto che valeva il peso specificato nel portapacchi. In linea generale sono assolutamente d'accordo su questo suggerimento poiché non credo che esista auto che abbia un tetto che non possa sopportare un peso inferiore ai 100 kg., se non altro per problemi di sicurezza.
Tutto il resto è solo questione di buon senso, infatti in base al peso e al volume trasportato è ovvio che debbano essere attuati tutti gli accorgimenti per non perdere il carico e vada mantenuta una velocità adeguata, anche ben al di sotto del limite degli 80 km/ h. Nel mio caso per esempio, con un'utilitaria di piccole dimensioni, la velocità massima che tengo, normalmente su strade a bassa percorrenza, è intorno ai 60 km/ h.


Tutti i dubbi che ho fatto sorgere ai miei audaci lettori riguardo a questo argomento sono comunque dissipati da quanto indicato in un depliant informativo della Polizia di Stato – Inserto Speciale Guida Sicura (dicembre 2008):
Se il bagagliaio e l’abitacolo non sono sufficienti, si può sfruttare lo spazio sopra il tetto attraverso la sistemazione di barre portapacchi. 
Questi utili accessori, sia quando sono destinati a trasportare bagagli o altri oggetti, sia quando sono specializzati con attacchi particolari per trasportare piccole imbarcazioni, tavole da surf o biciclette, non essendo elencati tra le caratteristiche costruttive o funzionali per le quali il codice richiede l’aggiornamento della carta di circolazione, possono essere installati direttamente dal conducente, sotto la sua esclusiva responsabilità e senza altre formalità. 
Tuttavia, è sempre necessario verificare che questi siano soprattutto sicuri accertandosi che siano di tipo approvato per il veicolo sul quale si devono installare e che, una volta installati, non sporgano fuori dalla sagoma del veicolo (neanche lateralmente), siano efficacemente ancorati alla carrozzeria e, infine, non presentino bordi appuntiti o taglienti. 
Prima di utilizzare questi sistemi di trasporto degli oggetti, occorre verificare che non sia mai superata la loro portata utile, cioè il peso massimo degli oggetti che vi possono essere sistemati.
Infatti, ogni portapacchi è progettato per sopportare un certo peso che è indicato nelle istruzioni di montaggio il cui superamento mette a serio rischio la sicurezza della circolazione, soprattutto ad alta velocità.

Questo significa che le Autorità di Controllo, che sia Polizia Stradale o Carabinieri, non sono tenuti a verificare il peso trasportato sul tetto dell'auto. Rimane però di fondamentale importanza mantenersi entro i limiti stabiliti dalla portata dei portapacchi ai fini assicurativi in caso di incidente, incidente che certamente non sarà mai causato dal cedimento strutturale dell'abitacolo bensì da quello del portapacchi oppure dallo sbandamento dell'auto per eccesso di velocità.
Va segnalato inoltre che è necessario acquistare un portapacchi omologato per il tipo di auto che si possiede, questa omologazione, assieme alla dichiarazione della sua portata, dovrebbe sollevare il conducente dell'auto in merito alle responsabilità specifiche relative al peso trasportato.
Nel corso di uno dei miei car-top boating tour sono stato fermato dai Carabinieri per un controllo che non ha prodotto segnalazioni di sorta.
Rimangono scontati gli adempimenti riguardo a tutti gli altri obblighi, incluso il rispetto del limite del peso massimo totale trasportabile dall'auto, compresi i passeggeri, i bagagli, etc.




martedì 2 febbraio 2016


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