martedì 28 gennaio 2014

Mirage Adventure Island usato, da Bolsena Yachting

Hobie Mirage Sdventure Island su Bolsena Yachting
Non ho mai nascosto che l'Hobie Mirage Adventure Island mi piace molto, più di tutti di questo colore. Ce n'è uno in vendita da Bolsena Yachting al prezzo di 2900 €. Bello!
Vi ricordo le sue caratteristiche tecniche:
Persone trasportabili: 1
Lunghezza: 16' / 4.88 m
Larghezza max: 9' 4" / 2.84 m
Larghezza min: 42" / 1.06 m
Capacità: 350 lbs / 159 kg
Peso equipaggiata: 86.5 lbs / 39.24 kg
Peso completamente equipaggiata: 115 lbs / 52.16 kg
Lunghezza albero: 15' 2" / 4.62 m
Sup. velica: 57.5 sq ft / 5.34 sq m

Quello nel video non è quello in vendita perché siamo in Thailandia ma dovrebbe essere all'incirca uguale



Barchette di carta: la gru "Elefante"

Il primo modello a mano della gru "Elefante", dal sito Low-Tech Magazine
Non avrei mai pensato che in questa sezione di barchette di carta vi avrei potuto proporre un modello di una gru per il varo ed alaggio delle barche.

Questo modello di carta della vecchia gru Fairbairn nel porto di Visby è stato concepito nel 2012 come regalo di Natale agli amici modellisti di carta in tutto il mondo dal sito Bildrum.se
L'"Elefanten" (The Elefant), ovvero la gru del porto di Visby, venne concepita sul progetto di William Fairbairns, con brevetto del 1850, inizialmente alimentata a mano per il sollevamento di carichi pesanti. Probabilmente fu effettivamente installata a Visby intorno al 1900. E' stata successivamente elettrificata nel 1921 e nel 1931 vi sono stati aggiunti i vani per il motore e il manovratore. La gru è ancora in uso.
Il modello è approssimativamente in scala 1:100 ma per facilitarne la realizzazione può essere ingrandito fino a 1:250. E' consigliabile scaricare il modello in formato pdf dal sito Bildrum.se e salvarlo nel proprio PC. E' permesso scaricare il file solo per uso personale e non commerciale . 
È possibile collegarsi al sito, ma non è permesso di presentare qualsiasi degli altri modelli BILDRUMs scaricabili da un sito web o qualunque  altro supporto. 
(Maldestramente tradotto ed interpretato da me medesimo, dal sito Bildrum.se).


La gru "Elefanten", ancora in uso nel porto di Visby, dal sito Bildrum.se

lunedì 27 gennaio 2014

Boat Trailer Is Built From Kit

Da Popular Mechanics di giugno 1959
Solo tre mesi dopo la mia nascita, su Popular Mechanics di giugno 1959, uscì questo trafiletto in cui si comunicava che una società della Florida era in procinto di commercializzare un carrello per barche in kit, completo di componenti verniciati comprendenti il verricello e l'occhione di prua.
Il kit veniva offerto in sei differenti modelli dimensionati per trasportare imbarcazioni che andavano dai 12 piedi e 136 kg (300 pounds) di peso fino a 18 piedi e 771 kg (1700 pounds) di peso.
Quattro modelli di questi sei avevano il pianale basculante per facilitare il varo e l'alaggio della barca. Assieme alle parti, dal costruttore venivano fornite dettagliate istruzioni per il montaggio fino a che il rimorchio non sarebbe stato pronto per viaggiare "ready to travel trailer".
Come potete vedere dalla figura è interessante il timone sui cui scorre completamente il basculante, non avevo mai visto una cosa del genere.

Effettivamente intorno al 1959 accaddero avvenimenti straordinari, quelli che nacquero anche solo qualche anno prima erano fin troppo simili ai nostri genitori, seriosi e distaccati, quelli nati anche solo qualche anno dopo, dei poveri pivelli.


Maxus Solo Around, giro in solitario attorno al mondo con un 22 piedi

Dal sito Zewoceanu
Di loro avevamo parlato nel post "Il mondo dopo i soldi", del loro attraversamento andata e ritorno dell'Oceano Atlantico con una barchina di sei metri in legno autocostruita di nome Zewoceanu, come il loro sito web.
Questa volta sarà solo Simon a partire con il nuovissimo Maxus 22 del Cantiere Northman, un piccolo yacht di 6.38 metri di lunghezza. Nel blog avevamo parlato di questa bella barca nel post Nowość 2013: Maxus 22, successivamente alla segnalazione del distributore in Italia.
Il tragitto, come si vede in figura, prevede la partenza dalle Canarie nell'autunno del 2014 per dirigersi verso i Caraibi, Panama, il Pacifico, lo Stretto di Torres, Capo Nord per arrivare di nuovo alle Canarie.
Davvero bello ed interessante, non mancheremo di seguire l'avventura di Simon.

Maxus 22, una gran bella barca.


domenica 26 gennaio 2014

Kayak della serie Rotomer



Decisamente belli ed interessanti questi kayak, trikayak e catyak della serie Rotomer, si va dall'Opticat Scrambler, un catamarano con rig velico composto da due kayak per arrivare alle varie versioni di trikayak, chiamati Triak. Quello nel video è il Triak XL, nel sito potete trovare anche il LISTINO PREZZI.

Il Triak 10
Il concetto del TRIAK è quello dello scafo ibrido che ci piace tanto, una barca che può essere utilizzata in diversi modi, in diversi tipi di ambienti acquatici, a remi, a vela o a motore. Tutti facilmente trasportabili sul tetto dell'auto, sono facili e veloci da montare ma soprattutto sono stabili anche con venti sostenuti. Infine sono divertenti.
Le misure vanno dai 2.90 metri del TRIAK 10 fino ai 4.10 metri del Triak XL, i prezzi con armo velico dovrebbero andare dai 2500 ai 5000 €.




sabato 25 gennaio 2014


venerdì 24 gennaio 2014

Boot 2014 : Meri Crash il turafalle, barche nuove e molto altro



Rimanendo in tema di barche che affondano la bella Katarina, dal Boot 2014, ci spiega come turare le falle in barca, mi sembra con il metodo tradizionale: un bel tappo di plastica con un'assicella messa per traverso. Devo essere sincero, quei tappi di plastica di varie dimensioni che avevo in dotazione al First 24 sono stati per me un vero e proprio tormento, in questo caso è "tutti in uno" ma il terrore di doversi trovare nella condizione di utilizzarlo non cambia. Certo, almeno non c' la preoccupazione di andare a misurare il diametro del buco.
Scorrendo in avanti con il video, al minuto 6.30 circa, si vede un bel 24 piedi di fabbricazione polacca, l'Hornet 24, però a noi che amiamo i piccoli credo che interessi di più il nuovissimo Hornet 21, appena uscito dal progetto.
Queste sono le sue caratteristiche tecniche principali:
Lunghezza: 6.39 m
Larghezza: 2.51 m
Pescaggio: 0.29 - 1.30 m
Altezza in cabina: 1.62 m
Peso: 1250 kg
Sup. velica: 21 mq
Prezzo: ancora non disponibile

Hornet 21, dal sito Yacht Hornet


mercoledì 22 gennaio 2014

La barca di polistirolo

La barca di polistirolo, dal sito svoimi-rukami
Certamente più leggera ed economica di una barca costruita tutta in legno o vetroresina, questa barca in polistirolo presentataci nel sito svoimi-rukami è sicuramente interessante. Credo che varrebbe la pena di effettuare alcuni esercizi di stile anche con qualcosa di più elaborato, giusto per vedere come viene.


martedì 21 gennaio 2014

Toyboat 240 dinghy, il pico - cruiser

Toyboat 240 dinghy, dal FORUM.KATERA
Nel Forum.Katera potete trovare un'interessante trattazione su questo pico - cruiser da crociera che trae le sue origini dal Tinkerbelle II di cui abbiamo già parlato. Da leggere anche l'ulteriore approfondimento che viene esteso a possibili varianti.
Ad un certo punto qualcuno a chiesto se in una barca del genere ci si può dormire, ebbene sì, queste sono le sue caratteristiche tecniche principali:
Lunghezza: 2.4 m
Larghezza: 1.2 m
Peso a vuoto: 55 kg
Altezza in cabina: 0.85 m
Pescaggio: 0.15 - 0.80 m
Sup. velica: 5.5 mq
Capacità: 2 persone (150 kg)
E' semplicemente fantastica, come tutto il suo equipaggio, incluso quel bellissimo schnauzer! E' la "Smart" delle barche, che come vedete si ormeggia per lungo nello spazio minimo che occupa una barca in larghezza.

Toyboat 240 dinghy, dal FORUM.KATERA
E 'è anche un bel video.



lunedì 20 gennaio 2014


Boot 2014: mit "boot aktuell" vor der Eröffnung auf der Wassersport



In questo video effettuato prima dell'apertura ufficiale del Boot 2014 di Dusseldorf, la bella Katharina Knoll ci introduce al "mondo dell'avventura", quello delle canoe, dei piccoli catamarani e delle tavole con rig velico. In particolare l'Aquaglide Multisport e i prodotti Klepper, tra cui l'ibrido multifunzionale Backyak che appare veramente bello.


domenica 19 gennaio 2014


Kayak e trekking a Syamozero Shuya nel 1990



Un'interessante resoconto storico di "campeggio nautico" girato negli anni novanta a Syamozero Shuya in Russia, effettuato con le barche e le tende in uno zaino.
Quelli erano gli anni che hanno si sancito la fine del comunismo sovietico ma che credo non abbiano cambiato più di tanto la filosofia del trekking nautico ancora in uso in quelle latitudini. Le immense distanze e la possibilità di visitare più luoghi suggeriscono ancora l'uso di barche smontabili e gonfiabili come canoe e catamarani a vela anche per un uso più rispettoso dell'ambiente, contrariamente ai nostri gommoni a motore.
Nel video si vede uno che fotografa i funghi, come faceva mio suocero quando tornava dalla raccolta nei boschi del Casentino e nelle vallate della Valtiberina, credo le fotografie più inutili che siano state mai fatte al mondo e poi sparite completamente dalla circolazione.


venerdì 17 gennaio 2014

Nautica sociale e porti verdi: intervista a me stesso

Una simulazione di me in un'intervista su "The Perfect Holiday"

Qualche hanno fa il Responsabile di un importante Associazione per lo Sviluppo Regionale della Liguria a cui mi ero iscritto mi pregò di preparare gli argomenti per una possibile intervista in merito alle mie iniziative. 
Per paura di sbagliare preparai tutto, domande e risposte, ma poi la cosa non andò in porto per cambiamenti interni all'associazione stessa. 
Successivamente ebbi il sospetto di aver pestato i calli a qualche amministratore locale che, in maniera generica, avevo criticato. Non saprei ma i fatti degli ultimi anni hanno dimostrato che i nostri amministratori e la nostra cultura dell'amministrazione della cosa pubblica meritano molto più del "letame" dei parigini davanti ai loro uffici!
Così l'ho lasciata nel dimenticatoio per anni fino a che non l'ho ritrovata mentre facevo pulizia al PC.
Ve la ripropongo volentieri:

Cosa è un porto verde, è una tua idea originale o ha una storia e diffusione precedenti? 
Il porto verde o porto a secco come lo si voglia chiamare ha origine lontane, sicuramente proviene da quei paesi in cui grandi laghi ed enormi distanze hanno imposto la necessità di creare una cultura diversa della nautica che è quella carrellabile. Non entro nel dettaglio di questo argomento perché mi dilungherei troppo ma in paesi come la Nuova Zelanda, l’Australia, il Nord America, e il Nord Europa il porto a secco consistente in un parcheggio ed uno scivolo in acqua è una struttura abbastanza comune. Ma l’aspetto più importante è che la nautica carrellabile non riguarda un oggetto, ma è una cultura che significa gestire una barca piccola, da tenere in giardino e da trasportare ovunque si voglia andare con auto e carrello, ergo una nautica alla portata di tutti. Non si è inventato assolutamente niente parlando di porti verdi, il primo in Italia è stato il giornalista della rivista Nautica Franco Bechini, personalità poliedrica e sensibile agli aspetti sociali nonché alla necessità della riscoperta di una nautica vera e scevra dal consumismo. Conosciutissimo è anche il suo piccolo catamarano chiamato Solitudo, con il quale amava navigare isolandosi dal mondo. Purtroppo, per quanto apprezzata e rispettata, la voce di Franco Bechini è rimasta assolutamente inascoltata e in Italia si è proceduto alla costruzione di una nautica e, relativa portualità, fatta solo per i grandi yacht e per i ricchi. Le stesse amministrazioni di sinistra hanno guardato alla nautica come ad una forma di introito, una sorta di spugna per spremere facoltosi navigatori e non come un aspetto della cultura di ciascuno, di un turismo che potrebbe essere sostenibile, allargato, insomma alla portata di tutti. 

Quindi i porti verdi potrebbero essere uno strumento di diffusione e lo sviluppo di una nautica sociale? 
Certamente, come già detto in precedenza la nautica carrellabile si può fare con barche relativamente piccole, gommoni, derive o piccoli cabinati, tutti oggetti dal costo limitato ma che possono offrire lo stesso divertimento di uno yacht. Un grande navigatore, trovandosi con la sua piccola barca a fianco di mega yacht al largo di Tahiti, asserì che per quanto si volesse mostrare la differenza tra uomini a seconda delle dimensioni della barca che si possedeva alla fine si godeva tutti esattamente della stessa cosa cioè la bellezza del paesaggio di Tahiti, a prescindere dalla barca. 

Perché quindi la nautica deve essere solo alla portata di pochi? 
Un operaio, un impiegato, un insegnante non può passare le sue vacanze godendosi della sua barchetta? Perché si vogliono creare delle barriere sociali quando non ce ne sarebbe assolutamente bisogno? Quale è lo scopo ed il motivo di tutto questo? Penso che motivi ideologici reali non ce ne siano, ritengo invece che abbia prevalso l’interesse dei grossi gruppi industriali che ancor oggi pilotano le scelte di tutti, come è sempre accaduto in Italia e come accade in altri settori. La politica invece dovrebbe fare la sua parte destinando una fetta del mercato e della portualità alle piccole barche in modo che chiunque ne possa usufruire. Giustizia sociale significa anche gratificare tutte le classi lavoratrici, è importante e fondamentale che dopo il lavoro chiunque abbia la possibilità di svagarsi e divertirsi con qualsiasi mezzo che lo aggradi, che sia una moto, un paio di sci ma anche una piccola barca. E’ una forma di rispetto del lavoro a cui la politica dovrebbe pensare e a cui invece si pensa sempre meno. In questi ultimi decenni la forbice tra lavoro e svago è andata sempre di più allargandosi tanto che per svagarsi occorrono sempre più soldi, soprattutto per la nautica. Una volta non era così e anche questo, come il punto precedente, è solo ed esclusivamente un problema culturale. 

Hai parlato di turismo sostenibile, i porti verdi possono essere un’alternativa ai marina dal punto di vista dell’impatto ambientale? 
Certamente. Il marina ha un impatto ambientale enorme sulla costa, sul paesaggio, sul mare, sulla flora e sulla fauna acquatiche. Non mi posso dilungare sull’argomento ma è evidente quanto i porti vadano a modificare l’ambiente. Con questo non voglio dire che non si debbano costruire porti, certamente si, ma si può anche pensare di pianificare forme di portualità diverse e, dove gli aspetti ambientali sono più critici, perché non pensare a porti con basso impatto ambientale? Anche perché il rapporto è inversamente proporzionale: tanto più alto è il rischio ambientale, tanto più basso dovrebbe essere l’impatto ambientale del marina. Il porto verde è la soluzione: facciamo i grandi marina dove non sussistono grandi rischi, costruiamo porti verdi nelle aree critiche. Infatti, essendo il porto verde costituito essenzialmente da due componenti separate, parcheggio e scivolo con relative aree accessorie, queste possono essere messe anche a distanza l’una dall’altra. Il parcheggio infatti non è necessario che sia direttamente sulla costa, bensì riparato all’interno, magari posto a qualche centinaio di metri tra una folta vegetazione e prati. Necessita poi di una strada di collegamento allo scivolo in acqua e una piccola area di movimentazione dei mezzi. Occorrerà poi una diga foranea di protezione dai frangenti. Basta, e tutto ciò che si può aggiungere come servizi igienici, un piccolissimo pontile, area giochi per i bambini, etc. è solamente di contorno. 

Ci puoi spiegare meglio dal punto di vista progettuale in cosa consiste un porto verde? 
Come già accennato il porto verde consiste in un parcheggio, una strada di collegamento allo scivolo, un piazzale di manovra davanti allo scivolo, un doppio scivolo a mare, uno per il varo ed uno per l’alaggio con pendenze diverse, due pontili laterali allo scivolo per allontanamento/ avvicinamento barche ed infine una diga foranea per protezione dai frangenti. Potranno essere aggiunti eventuali servizi igienici, aree i lavaggio, etc. il tutto e per tutto come un’area di sosta camper. L’investimento ed l’impatto ambientale sono imparagonabili ad un marina. Si trova molto nella letteratura anglosassone in merito pertanto è inutile ed inopportuno dilungarsi. In questo caso gli aspetti, oltre che ambientali e culturali sono anche economici, un porto verde costa almeno dieci volte meno di un marina, a parità di posti barca. 

Parlando di economia, quale può essere l’impatto socio-economico di un porto verde nella realtà circostante? 
Enorme, contrariamente a quello di un marina. In un marina gli introiti riguardano principalmente i gestori ed, in minima parte, il demanio e qualche attività ristorativa e commerciale locale. In un porto verde sono coinvolti, oltre che i ristoranti e tutte le attività di commercio locali, anche gli alberghi, i residence, i campeggi, le pizzerie, le gelaterie, tutti insomma. Tutto il tessuto socio-economico che ruota attorno ad un porto verde è coinvolto perché chi si porta la barca dietro con l’auto ha bisogno di tutto, contrariamente ai proprietari dei grandi yacht che non hanno bisogno di niente. La ricchezza con un porto verde viene distribuita in ugual misura in tutto il tessuto socio-economico, in un marina statene pur certi, si arricchiscono in pochi. Il porto verde permette un discreto afflusso di turismo itinerante e a rotazione per tutto l’arco dell’anno o per lo meno, come minimo, per sei mesi all’anno. Inoltre la costruzione di un marina, tra l’altro, comporta investimenti enormi da parte del demanio che potranno essere ammortizzati in un periodo molto lungo depauperando il patrimonio pubblico, esattamente il contrario di quanto accade per il porto verde. Per concludere, quali potrebbero essere i vantaggi per l’economia turistica. Già l’abbiamo capito, anche in questo caso i vantaggi sono enormi. La nautica carrellabile crea un turn over continuo di persone per lunghi periodi e questo significa ricchezza e turismo per tutti. Pescatori, appassionati di vela, gommonautici, regatanti, windserfisti, tutto l’anno possono usufruire di un porto verde con poca spesa e con ogni cosa a disposizione. Su questo aspetto ci si potrebbe costruire un trattato di economia. 

Hai in cantiere anche un altro progetto, Vela & Bike, ne vuoi parlare, come ti è venuta questa idea? 
Questo caso però è diverso dal precedente, il porto verde. I porti verdi possono essere realizzati solo con il contributo delle amministrazioni locali, quindi l’azione non può essere altro che “politica”. Nel caso di vela & bike si possono trovare anche soluzioni imprenditoriali ma ci sono dei dettagli tecnici che devono essere verificati e preferirei approfondire l’argomento successivamente. Posso però dare qualche informazione. Cosa è vela è bike? Niente di particolare e anche questa idea non è mia. Cercando informazioni su piccole barche trasportabili mi sono imbattuto nel sito di una giovane coppia che ha girato la Turchia, ed altri paesi, portandosi a rimorchio la canoa con la bici. Essendo io un appassionato di vela ho subito pensato: ” e perché no vela e bici? ” e così è nata questa idea. Non è una cosa semplicissima ma allo stesso tempo possibilissima con barche e canoe, nonostante i limiti imposti da leggi talvolta insensate. L’unico limite è nel cervello delle persone, noi italiani siamo un popolo di provinciali e non sappiamo davvero cosa significhi il divertimento, la passione, la vacanza, la distrazione, lo sport … Basta osservare il mondo della nautica in fondo, o si imitano Soldini e/ o Onorato o non si è nessuno. Perché mi chiedo? Quale potrebbe essere lo sviluppo di vela e bike? Proporre soluzioni alternative di treni barca + trolley +bici, dai gonfiabili agli optimist per i ragazzi fino a dei veri e propri ”dinghy” che possano portare passeggero + barca + trolley (e tendina se si vuole) in modo che si percorrere e navigare itinerari lungo tutta la penisola. Potrebbe essere una iniziativa ed una nuova forma di turismo sostenibile fantastica. Il sistema può essere promosso attraverso il web, proponendo soluzioni, giovani imprenditori che vogliano fare il ”charter”, strutture di accoglienza ed itinerari 

Hai già preso contatti in riferimento alla Ciclabile del Ponente Ligure? 
Dietro tua sollecitazione, mi pare, credo di avergli mandato qualcosa per conoscenza ed il risultato è stato quello che mi attendevo: nessuna risposta quindi nessun interesse. Sicuramente sarebbe stato diverso se avessi parlato di soldi allora qualcuno si sarebbe mosso. Il contesto storico, sociale, politico ed economico ci ha portato a pensare ognuno a se stessi, al proprio stipendio ed al proprio ”posto”, piccolo o grande, in questa società, queste oggi sono le uniche cose che contano. Forse avrei dovuto trovare le persone ”giuste” ed essere più convincente, o forse avrei dovuto intraprendere altre iniziative, non so, probabilmente riuscissi a costruire il mio treno e mi facessi vedere sulla ciclabile molti mi imiterebbero e qualcuno comincerebbe a chiedersi se l’idea non è poi così male. Penso di poter approfondire la cosa in un futuro prossimo e spero di riparlarne presto con qualcosa di più concreto in mano. 

Perché sei su RG e che tipo di contributi ti aspetti di trovare per i tuoi progetti? 
Sono entrato in RG grazie al motore di ricerca, stavo cercando qualcuno o qualcosa che promuovesse idee ed iniziative personali ed ho trovato Voi. Non c’è nulla e da nessuna parte che faccia questa cosa, si promuovono solo aziende ed enti e ritengo che questa sia una grossa lacuna e mancanza nel ”circuito” del sostegno dei finanziamenti pubblici e comunitari. Non si crede affatto e per niente nella ”persona” se non quando dietro ci sono ”affari”. Ovviamente il contesto è comunque tra i migliori per ambedue i progetti, la Ciclabile del Ponente Ligure e la Vs. tradizione ”marinaresca” peri Porti Verdi, ma non solo, anche la vocazione sociale della Regione Liguria nota e consolidata fin da tempi immemorabili. Attualmente non mi aspetto particolari contributi, nulla piove giù dal cielo, ho solamente trovato un mezzo per condividere delle idee in cui credo e se queste sono valide sicuramente qualcuno raccoglierà i semi che ho piantato. Ritengo infine che i due progetti siano compatibili anche con la Vostra filosofia ”idee e progetti sostenibili”. Cosa c’è di più sostenibile della scelta di un trekking nautico in vela e bici e di un porto verde? Personalmente non sono alla ricerca né di affari né, tanto meno, ho interesse a diventare un imprenditore, mi piacerebbe solo vedere molta gente più felice in un contesto di divertimento sano all’insegna dello sport e della vacanza ecologica, semplice, libera e rispettosa di se stessi e dell’ambiente. Colgo l’occasione prima per ringraziarti per avermi dato questa opportunità ed aver accolto le mie idee e poi per complimentarmi sinceramente per la tua bella ed importante iniziativa.


giovedì 16 gennaio 2014


mercoledì 15 gennaio 2014

Mega Fahrradanhänger

Calm's Fahrradanhänger
Nel sito Calm's Fahrradanhänger si racconta l'avventura fotografica del viaggio di una deriva da 4.4 metri e 115 kg di peso trasportata per ben 85 km in bicicletta lungo le sponde del Danubio.
Avevamo visto una cosa del genere in un video e parlato nel post "trasportare il laser con la bici", ma qui si tratta di una barca ben più "importante".
Così, visto che qualche giorno fa abbiamo parlato del Trimobil, il triciclo da turismo ho provato a fare una simulazione di mega trasporti con la bici.
Hobie Advedture Island + Trimobil

Che ne dite? Si può fare!
Hobie Advedture Island + Troxy


Große Segelanlage von Triton für Faltboot Vuoksa, Ladoga, Varzuga

Armo velico per trikayak Triton in vendita su eBay
A me piace parecchio l'idea di avere una barca completamente trasportabile ovunque e con qualunque mezzo con un bell'armo velico come quello che si vede in figura. Il produttore è la Triton di cui abbiamo già parlato nel post "Catamarani, kayak e canoe Triton, leader nel mercato russo".
Questo armo velico con gli stabilizzatori viene venduto su eBay per 1100 €, senza dover andare fuori dall'Europa per ordinare kayak completo di armo velico e stabilizzatori ci si può rivolgere a "Willkommen im Faltbootzentrum - Europas größtes Faltbootsortiment" dove potrete trovare un grandissimo assortimento di kayak e canoe ripiegabili, se richiesto con dotazione di armo velico e/ o stabilizzatori. Per avere un trikayak a due posti di questo tipo completo di tutto penso che si possa spendere meno di 4000 €.
Di un altro dealer, ma solo di prodotti provenienti dall'est, ne avevamo parlato nel post Russische Faltbbote.




martedì 14 gennaio 2014

DEA TETI 6000 in vendita al Porto del Sole

DEA TETI 6000 in vendita su Subito
Ogni tanto qualcuno mi scrive per chiedermi un consiglio se acquistare questa o quella barca, sinceramente è molto difficile rispondere soprattutto perché non si sa mai con chi si parla, dove abita, con chi ci vuole andare, che disponibilità economiche intende destinare alla vela, il tempo a disposizione ed infine che esperienza ha.
Però, se facessi un gioco, mettessi tutte queste variabili in un barattolo e lo scuotessi credo la barca ideale che ne uscirebbe fuori potrebbe essere una come questa DEA TETI 6000 in vendita su Subito.it e ormeggiata al Porto del Sole di Tuoro sul Trasimeno, credo presso il nuovo ed interessante circolo velico presente, la Compagnia della Vela Venti del Trasimeno.  
Certo va vista bene, ma perché potrebbe attrarre questa barca: è spaziosa ma non troppo pesante da gestire, ha la deriva a scomparsa totale, è carrellabile, ha un bel pozzetto e una bella linea, le sue linee d'acqua sembrano garantire stabilità e solidità ed infine si compra con qualche migliaio di euro. C'è da aggiungere che da quel che mi risulta i Venti del Trasimeno hanno degli ottimi prezzi per l'ormeggio e una buona scuola di vela, altrimenti c'è sempre la darsena pubblica provinciale disponibile.
Fare la vela solo quando se ne a voglia e con poche risorse come facciamo noi credo che sia il modo migliore per farla e questo DEA TETI 6000 può essere una soluzione. Per l'ormeggio e la gestione/ uso annuale di questa barca al Trasimeno credo che non si superino i 1000 € all'anno, con oculatezza molto meno, come noi che ne spendiamo meno della metà.
Ho visto nell'annuncio che il proprietario accetta anche permute, insomma non male, specialmente per chi non ne può più di aprire il portafoglio per riempire il serbatoio del gommone.
Ho trovato altre foto di questa barca su questo profilo FACEBOOK, che attualmente, contrariamente a quanto si vede nella foto, sembra l'abbia ormeggiata alla darsena del Camping Punta Navaccia, però non ne sono certo poiché le segnalazioni di questo tipo che faccio nel blog sono personali,  gratuite e quando mi capita di vedere una barca che mi piace.
Queste sono le sue caratteristiche tecniche principali:
Lunghezza: 6,00 m
Larghezza: 2,40 m
Pescaggio: 0,25-1,10 m
Peso: 0,700 t
Sup. velica: 19mq
La barca in vendita, costruita negli anni ottanta, non è provvista di motore, ottima occasione per pensare di installarci un bel motorino elettrico.
Lo scivolo del Porto del Sole di Tuoro di cui avevamo già parlato è ora visibile su Street View, l'ho scoperto solo oggi.


Visualizza Le Terre del Trasimeno in una mappa di dimensioni maggiori


L'incredibile avventura di John Riding ed il suo "Sea Egg"

Preview di T3Media del video "Solo to New York?"
Nel 1968 John Riding pubblicò il libro "The Voyage of the Sea Egg", con la casa editrice Pelham Books, UK. L'autore aveva fatto un resoconto del suo avventuroso viaggio in solitario a bordo di un micro yacht di 12 piedi attraverso l'Atlantico, dalla Francia fino a New York.
Successivamente Riding scrisse il seguito, Sea Egg Again: From Atlantic to Pacific, che descriveva il suo progetto di circumnavigare il globo, proseguendo a sud, lungo la costa statunitense fino al Canale di Panama, poi nel Pacifico, prima di dirigersi a nord verso il Messico. Partendo da San Diego, ha effettuato la straordinaria traversata del Pacifico fino alla Nuova Zelanda, veleggiando in giro per il mondo. 
Molto poco si sa su quello che è successo all'intrepido marinaio e al suo piccolo yacht dopo aver navigato da Kawau Island, sulla costa NE di North Island in Nuova Zelanda, nel 1973. 
Ci si aspettava che concludesse la traversata del Mar di Tasmania che avrebbe richiesto circa 66 giorni di navigazione, ma Riding non è mai arrivato a Sydney, in Australia e, successivamente, venne ufficialmente dichiarato, "disperso in mare". Non è mai stata mai trovata alcuna traccia della sua barca. Forse l'ultima persona ad averlo visto è stato il 33enne velista britannico Michael Brien, che possedeva lo yacht, "Swirly World", e che aveva trainato il 'Sea Egg' da Auckland a Kawua. 
Le eccezionali doti marine del 'Sea Egg' erano state ben collaudate e la competenza del suo comandante era fuori discussione. Allora, cosa è successo? I possibili scenari sono: incendio a bordo; morte per fame o disidratazione di Riding a causa della eccessiva permanenza in mare dovuta a correnti contrarie e assenza di vento, disalberamento, barca affondata da un predatore, perdita del timone o una delle chiglie, affondamento intenzionale della barca e possibile suicidio a causa di squilibrio mentale, anche se questo è improbabile considerati i risultati conseguiti in passato da Riding.

Questo è quanto ho tradotto e maldestramente interpretato nel blog Bill's Log, altre informazioni, poche purtroppo, si trovano nel sito Microyachts in the Tasman, mentre il video in testa al post è stato segnalato da Smallcraftadvisor.
Come nel "Caso Bas Jan Ader e la fine dell'Ocean Wave" di cui abbiamo già parlato la storia di questi grandi navigatori si fonde con la leggenda e il mito, forse quello di Sisifo che venne punito dagli dei per averli sfidati. Sarebbe comunque interessante leggere i due libri di John Riding.

I due libri di John Riding in vendita su Amazon
Ed eccovi ancora Riding in navigazione in una foto presa da questo breve VIDEOCLIP, un mito per sempre e nell'eternità.
John Riding sul Sea Egg in navigazione, da un VIDEOCLIP e-footage


Due ragazze coraggiose e un "tronco" di nome Makeba

Video on VIMEO
Mary e Amy si sono messe in testa di circumnavigare il lago Michigan in un "dugout", una piroga a vela ricavata da un tronco come facevano anticamente gli indiani d'America. Ci sono voluti ben quattro anni per costruirla con le loro mani ma alla fine hanno realizzato il loro sogno: hanno percorso 1200 miglia intorno alle coste del lago navigando per ben 93 giorni.

Per seguire la loro avventura potete consultare il loro blog, Lakemichiganinadugout o su Facebook
Che altro dire, belle, brave e coraggiose, cosa si vuole più dalla vita!

Mary ed Amy sulla loro piroga a vela, foto tratta dal loro profilo FACEBOOK

lunedì 13 gennaio 2014

VELA Sailboat

Da una pubblicità di "Popular Science" del dicembre 1979
Per quanto qui da noi sembri che parlare di canotto a vela sia quasi una novità, o una invenzione eccentrica, questo non è stato assolutamente vero neanche negli Stati Uniti d'America. Infatti nel numero di Popular Science - dicembre 1979 un fantastico modello di questo tipo viene commercializzato con tanto di vela, rigging, derive, timone e tutti gli ammennicoli necessari, compresi il gonfiatore e i remi, al modico prezzo di liquidazione di 159 $.
Certo è che con una barchetta del genere non si potrà attraversare l'Atlantico, anche se su Dailymail si legge che qualcuno ci ha provato ed è stato ripescato con grande disappunto delle autorità locali, e forse neanche il Canale di Piombino, però può essere un mezzo estremamente divertente per andare a pesca e in giro nei golfi e nelle acque protette con la grande comodità perché può essere trasportata in una borsa e in bicicletta.
Queste sono le sue caratteristiche tecniche:
Lunghezza. 162 cm
Larghezza: 134 cm
Capacità: 181 kg
Sup. velica: 1.57 mq
4 camere d'aria separate, rigging in alluminio, chiglie e pala del timone in mogano, valvola di sicurezza.


Reverend E.L. Berthon: Costruttore di Barche Pieghevoli

Dal sito del Cantiere Berthon
La storia del Reverendo Edward Berthon è davvero eccentrica, forse ai limiti dell'incredibile. La BBC News, successivamente al ritrovamento di una barca pieghevole di sua invenzione, nel 2002 fece un trafiletto nelle sue testate che, come al solito, vi traduco, ed interpreto maldestramente. E' davvero interessante:

Un dinghy pieghevole inventato da un eccentrico vicario dopo un disastro occorso in navigazione nel 1849 è stato rinvenuto in Brodsworth Hall, vicino a Doncaster. La scialuppa di salvataggio portatile, realizzata in tela impermeabile tesa su legno incernierato della lunghezza di 14 piedi, è stata realizzata dal reverendo Edward Berthon. 
Il sig Benthon fu un inventore prolifico, detentore di ben 25 brevetti, riuscì ad attirare l'attenzione della Regina Vittoria dopo aver causato scalpore poiché trascurava i suoi doveri religiosi. La sua barca, la cui qualità è stata testata da eserciti di formiche e termiti sciolte sul tessuto, era stata dimenticata da decenni tra le "cose" di famiglia in un magazzino. 
Un archetipo eccentrico:
Virginia Lloyd, una curatrice dell'English Heritage, ha affermato: "Berthon era pieno di idee stravaganti, ma al momento della sua morte, alcuni lo consideravano un vero genio. "Era certamente l'archetipo eccentrico inglese." Le cellule grigie del chierico produssero altre invenzioni come una torcia al magnesio per illuminare vetrate, un supporto per telescopi, e un palco pieghevole. 
Gli esperti sono rimasti sconcertati dalla scoperta della sua barca di Brodsworth Hall sulla quale era stata applicata una etichetta in ottone, con la scritta: "Berthon Boatworks Romsey". 
Questa dicitura era stata effettivamente riscontrata in Romsey, Hampshire, dove i membri di un gruppo di studio archeologico stavano conducendo ricerche sulla vita del reverendo Berthon. 
Egli è stato vicario di Romsey tra la metà e la fine del 19° secolo. Il religioso costruì la propria azienda in un piccolo cantiere dietro la canonica, impiegando fino a 100 uomini. La gente del posto alla fine venne infastidita dalla quantità di tempo dedicata alle sue invenzioni e alla sua intraprendenza tanto che una Domenica un insegnante della scuola rassegnò le sue dimissioni in segno di protesta. 
Survivors:
Ma la barca pieghevole di Berthon attirò una attenzione reale. Fu progettata come soluzione a un disastro navale occorso al largo della costa scozzese nel 1849, in cui 100 persone annegarono con l'affondamento della SS Orion. Rendendo la barca pieghevole e compatta egli sperava di convincere gli armatori a portarsela con se come scialuppa di salvataggio. 
Esposta alla Great Exhibition del 1851, incuriosì la Regina Vittoria, tanto che chiese di fare una dimostrazione privata sull'isola di Wight. Il Principe Consorte la raccomandò alla Royal Navy, ma l'Ammiragliato rispose che non c'era posto per le armi. 
Dopo il disastro del Titanic del 1912, vennero introdotte nuove norme sulle scialuppe di salvataggio e la barca di Berthon venne dimenticata per sempre. 
Il Signor Berthon morì nel 1899, anche se la sua azienda continuò a prosperare fino al 1918. 
L'esempio di Brodsworth è una delle cinque imbarcazioni di Berthon conosciute ancora in circolazione. Questa fu acquistata da un parente di Charles Sabine Augusto Thellusson, il costruttore di Brodsworth Hall e appassionato velista. Il Signor Thellusson ereditò la tenuta di Brodsworth nel 1859, tenuta che ispirò in parte il libro di Charles Dickens "Bleak House". 
 La barca è ora in mostra al Brodsworth Hall. (maldestramente tradotto ed interpretato da: BBC News)

The Berthon folding-boat, which made a rough voyage in the Bay of Biscay, stampa in vendita su eBay
Questo articolo l'ho prodotto successivamente alle mie ricerche sulle novità presenti al London Boat Show 2104 in cui è stata esposta la barca a vela pieghevole Nautiraid Coracle 300S, della quale avevamo già parlato in occasione del Salone di Dusseldorf del 2013. A Londra il Cantiere Nautiraid ha presentato anche la versione più piccola di questa barca, la Coracle 245.

Nautiraid presente al Salone Nautico di Parigi del 2013, via Facebook

sabato 11 gennaio 2014

Il Tour dell'Elba su Map Tales


Condividere la storia e racconti su Map Tales, una piattaforma web in cui giornalisti, insegnanti, blogger e cantastorie (per citarne alcuni) la utilizzano per raccontare eventi di cronaca, vacanze, crociere, gite e passeggiate, illustrare la storia, la geografia e la letteratura, fino a descrivere gli eventi storici e le avventure della propria vita.

Per provare ho riportato il Tour dell'Elba.



venerdì 10 gennaio 2014

Sztranduś, un veliero classe "pico" per autocostruttori

Dalla FOTOGALLERY di Sztranduś
Sztranduś è un veliero classe "pico" molto simile all'Inséparable 389 di cui abbiamo già parlato e del quale è disponibile in rete il progetto. E' molto bellino e dalle caratteristiche tecniche interessanti:
Lunghezza scafo: 400 cm
Lunghezza al galleggiamento: 367 cm
Larghezza scafo: 180 cm
Pescaggio: 20 - 80 cm
Dislocamento: 510 kg
Superficie velica: 8.5 mq (randa + fiocco)
Peso: 180 kg
Peso zavorra interna: 100 kg
Cuccette: 2

Come gentilmente segnalatomi da Eric di Nauticaltrek dopo la pubblicazione di questo articolo, ulteriori informazioni e i piani di costruzione di questa bella barchina si possono scaricare dal sito francese Bateaubois: Sztranduś, un vrai croiseur de poche!, nella sezione Downloads insieme a tanti altri progetti. Grazie Eric, sempre molto gentile!

Dal progetto di Sztranduś
Nel video la costruzione di Bijou, dove lo si può osservare in tutto il suo fascino.


giovedì 9 gennaio 2014

Practical, profitable, protected: linee guida per lo sviluppo sostenibile nelle aree protette

Global Nature Fund: Practical, profitable, protected
Vi propongo questa interessante pubblicazione in inglese del Global Nature Fund che contiene idee, casi di studio, linee guida e suggerimenti per aiutare la conservazione delle aree protette in modo che imprese, comunità di accoglienza e visitatori risultino in egual modo soddisfatti e vincenti.
Qui si parla di trekking, bici, canottaggio, equitazione, riscoperta di valori e tradizioni locali nell'artigianato e nell'eno-gastronomia, studio e osservazione della flora e della fauna, nuovi strumenti di comunicazione e divulgazione dell'informazione, creazione di eventi speciali e quant'altro.
Mi sembra un ottimo sistema per cambiare il punto di vista sulla protezione ambientale, passare dall'idea che sia solo qualcosa di costoso a quella di sfruttarne al massimo le enormi potenzialità economiche e sociali.
La pubblicazione ruota sui "cinque strumenti per rendere il turismo più sostenibile":

1. Gli strumenti di misura: questi possono essere usati per misurare l'impatto del turismo e tenere traccia delle modifiche esistenti o potenziali :
  • Indicatori di sostenibilità e monitoraggio (ad es. monitoraggio visitatori - si veda il capitolo 2). 
  • Individuazione dei limiti al turismo (ad es. la capacità di carico - vedi capitolo 4).
2. Gli strumenti di comando e controllo: sono strumenti attraverso i quali il gestore è in grado di mantenere uno stretto controllo sullo sviluppo e il funzionamento, sostenuto dalla normativa: 

  • Legislazione , regolamentazione e licenze (ad es. operazioni commerciali - vedi capitolo 6) 
  • Pianificazione territoriale e controllo (ad es. zonizzazione - vedi capitolo 2) 
3. Gli strumenti economici: si identificano quali siano i mezzi finanziari migliori per inviare segnali al mercato :
  • Strumenti economici (ad es. l'applicazione di tasse - vedi capitolo 6) 
4. Gli strumenti volontari: questi strumenti forniscono quadri o processi che incoraggiano le parti interessate a rispettare approcci e pratiche sostenibili in modo volontario: 
  • Linee guida e codici di comportamento (ad es. per i visitatori - vedi capitolo 2) 
  • Sistemi di gestione (ad es. il reporting e auditing , Carta europea - vedere capitolo 3)
  • Certificazione volontaria (ad es. certificazione ISO e EMAS - vedi capitolo 3) 
5. Il sostegno: è un modo attraverso i quali i governi possono influenzare direttamente o indirettamente il sostegno alle imprese che si sforzano nello sviluppo sostenibile: 
  • Fornitura e gestione delle infrastrutture (ad es. fornitura di infrastrutture turistiche come piste , noleggio di biciclette e mezzi pubblici - vedi capitolo 4) 
  • "Building Capacity" ( vedi capitolo 3) 
  • Servizi di marketing e di informazione ( vedere capitolo 5)

Bici e barca, ma quanto ne abbiamo parlato! Dalla pubblicazione del Global Nature Fund


mercoledì 8 gennaio 2014

SailOnBike Tour nel Regno di Atlantide


Visualizza SailOnBike Tour a Santorini in una mappa di dimensioni maggiori

Pur ammettendo che il mio barchino sul lago mi rende estremamente felice ed appagato non smetterò mai di sognare rotte e navigazioni in luoghi lontani, ma non quelle che ti costringono a mesi di traversate tra bonacce e tempeste, tra mare piatto e onde alte sei metri, bensì piccole uscite lungo costa, semplicemente tra una spiaggia e un'altra, per esempio, di una bellissima isola. Una di queste potrebbe essere quella tra le più affascinanti del Mar Egeo, Santorini, che sembra abbia ispirato la Leggenda di Atlantide.
Il romanziere francese Pierre Benoît riguardo a questo mito scrisse:

"È bene che Atlantide resti un mistero. È giusto che l'uomo, guardando l'oceano, si inquieti pensando ad un lontano e imperscrutabile regno inghiottito in un giorno e in una notte dalle acque e dal fuoco; all'orgoglioso sogno di un'eternità infranta dal risveglio della Natura. Le civiltà nascono, crescono ed, infine, muoiono. Prepariamoci a questo. Atlantide non è mai esistita! È in ogni luogo."


L'isola di Santorini, foto tratta da Wikipedia
A questo punto come si fa a non desiderare di vederla, da terra ma anche è soprattutto dal mare. Ai miei figli ho sempre detto ed insegnato che la vita di mare senza una barca, seppur piccola, è una noia mortale, perciò mi organizzerei con bici e barca, come in più modi esposto su SailOnBike: una bici e una barca in tre borse e via, con qualsiasi mezzo. 
Santorini si raggiunge facilmente in aereo, senza scalo da Fiumicino, e vi possiamo trovare temperature miti d'inverno e calde d'estate, probabilmente il periodo migliore per visitarla è tra maggio e giugno anche per evitare la ressa estiva. Il prezzo medio del volo da Fiumicino A/R è di circa 300 e a persona, ma sono convinto che i miei figli sarebbero capaci di trovare voli ben più economici.
Il Tour, di una settimana, prevede due tappe in bici lungo la costa occidentale dell'isola e due tappe in canoa/ gommone/ catamarano a vela all'interno del piccolo arcipelago, tra Santorini e Thiras. 
L'idea di effettuare un SailOnBike Tour in questo luogo l'ho avuta grazie alle proposte di National Geographics Expeditions che propone viaggi ben più impegnativi.

National Geographics, Greece Islands Adventure
Nel nostro Tour, una volta arrivati all'aeroporto di Kamari, si raggiunge Santorini in autobus per pernottare, per esempio, da El Greco Resort. Il prezzo medio della camera doppia si aggira intorno ai 100 €. Il giorno successivo si inizia il Tour in bici, percorrendo poco più di 10 km, fino alla località di Perivolos dove si potrà pernottare, per esempio, al 9 Muse Santorini Resort. Dal qui non è lontana l'antica città di Thira che varrà sicuramente la pena di vedere. Da qui si parte per la navigazione a vela, portandosi dietro il leggero bagaglio e la bicicletta, fino alla spiaggia della Caldera, dove pernotteremo al Calderaview-Santorini, per poi proseguire attraverso le isole di Nea Kameni e Thiras fino a Oìa dove potremmo pernottare al Loakasti Villas. I due giorni di navigazione a vela prevedono un percorso di circa 20 miglia nautiche in totale, mentre il tragitto da Oìa a Santorini in bici è di circa 10 km.
Credo che un Tour del genere, sicuramente di lusso, in una delle più belle isole del Mediterraneo, in barca ed in bici, si possa fare in due persone con una cifra che non superi i 1500 €.


Che ne dite? Mi sembra bello.


martedì 7 gennaio 2014

Un pensiero sulla tragedia di Cape2Rio


Inutile dire "forse si poteva, forse si doveva", di tragedie del genere ne sono occorse in condizioni molto meno critiche, in regate molto meno importanti ed in latitudini molto meno tempestose. Chi si appresta ad affrontare un'avventura del genere conosce bene i rischi a cui va incontro e niente e nessuno potrà mai fermare l'eterna competizione dell'uomo contro se stesso, la natura e i suoi simili.
Ancora pochi i commenti in rete, solo qualche mesto servizio dai TG, forse le informazioni sono ancora troppo poche, certamente scarse da parte degli organizzatori dell'evento.
Ad ulteriori commenti preferisco proporvi un pensiero che qualche anno fa venne redatto in ricordo di un esperto istruttore di vela annegato nel corso di una regata annuale, credo che possa valere per tutti, anche per il nostro amico e collega perito nella Cape2Rio.

La tua passione per la vela era contagiosa,
la tua pazienza per l'insegnamento lodevole,
la  tua forza nell'aprire la strada a molti è stata fonte di ispirazione,
la tua umiltà, nonostante le grandi capacità, era ammirevole.
La tua lotta per conseguire l'obiettivo comune è stata molto amata,
tu hai sempre saputo quando essere serio durante una regata tenendoci tutti a posto,
ma avevi un sorriso per tutti quando abbiamo raggiunto il nostro traguardo,
e, per quanto piccoli con te sulla barca, ci siamo sempre sentiti al sicuro.
Si sapeva sempre che cosa fare, non importa in quale situazione,
eri competitivo, forte, creativo, appassionato e avevi un talento particolare
per mantenere unita la squadra.
 Eri ammirato, apprezzato e amato da molti.
Hai condiviso con noi la tua passione per la vela,
hai avuto infinita pazienza nell'insegnamento, seguendo i nostri progressi
e correggendo gli errori durante le navigazioni e le regate.
Ci hai insegnato ad apprezzare la bellezza del vento sull'acqua,
le vele gonfie di vento, i tanti colori dello spinnaker,
il cielo e l'acqua, l'emozione della regata e il polso e il ritmo della barca.
Tu ci hai dato il dono della tua conoscenza, della tua amicizia,
il tuo amore per la vela e di cui ti saremo sempre grati.
Penseremo sempre a te ogni volta che soffia il vento e le vele si gonfiano.
Per sempre a vela Scotty!
(da 48°Notrh, Sail on Scotty)

domenica 5 gennaio 2014

OMG: attracco pericoloso



La nave Adamantios Korais con il Capitano Isidoro Hardy si avvicina al porto di Kimolos mentre soffiano venti di intensità 9 Beaufort. 
Il video è stato preso da un residente dell'isola, che era a bordo della nave, ed è entrato in mio possesso da un membro dell'equipaggio.


sabato 4 gennaio 2014

Barchette di carta: Thonier de Concarneau

Dal sito pierreg.free.fr
Costruire questa barca per la pesca al tonno in miniatura  non è un gioco da ragazzi, ma se ci si pone la dovuta attenzione, vi renderete conto che con un po' abilità verrà fuori un modello da esposizione. Prima di tagliare fate una leggera incisione nei punti che dovranno essere piegati. Coloratela prima del montaggio. Le corde possono essere realizzate con un filo di naylon. Fissate un filo rivestito di colla lungo il lato lungo del fiocco e della trinchetta per dare aderenza alla drizza. ....

Via: Thonier de Concarneau.


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