giovedì 17 febbraio 2011

Classica o pratica?

TES 678BT, dal sito Notheaster

Questo racconto l'ho tratto da Small Craft Advisor, sito molto bello ed interessante che vi consiglio di "frequentare". Ho cercato di tradurlo ed interpretarlo al meglio perché lo ritengo importante e significativo, anche se riconosco i miei limiti. Vi invito alla lettura e ad una profonda riflessione!

Se quindici anni fa, quando diventai armatore di un magnifico Pacific Seacraft Flicka, qualcuno mi avesse detto che avrei potuto acquistare una "roulotte galleggiante", come il mio nuovo TES 678 BT, mi sarei messo a ridere. Ancora più probabilmente mi avrebbero dato del pazzo a pensare di comprare una barca senza doppio strallo, senza doppio paterazzo, solo sottili sartie , un vulnerabile albero ed infine la cosa peggiore una sottilissima deriva nella parte inferiore dello scafo e non nella chiglia. A quei tempi avrei pensato che una barca siffatta non era certamente idonea per la navigazione in mare aperto! 

Eppure alla fine l’ho acquistata, ma allora che cosa è cambiato nel mio modo di pensare? Perché ho cambiato completamente direzione e ho scelto due barche così diverse? Eccovi la mia storia: 

Abbiamo navigato nel Mediterraneo su di un Seaworthy di 36 piedi e subito io e mia moglie ci siamo innamorati della vela e della vita a bordo, degli ormeggi nei porti o romanticamente alla fonda in meravigliose baie. Ma da queste prime esperienze comprendemmo che la partecipazione condivisa non era fatta per noi e decidemmo che una barca tutta nostra era la soluzione migliore. 

Dopo aver stupidamente ascoltato il consiglio di un amico esperto che asseriva "grande è meglio" la nostra prima barca fu un vecchio motorsailer di 12 tonnellate che fu anche la causa dei miei primi capelli grigi! Dopo aver letto Adlard Coles Heavy Weather Sailing finalmente arrivai alle seguenti conclusioni: 
  1. La mia barca doveva essere situata nelle vicinanze, meglio se di fronte a casa, anche se abitavamo nel bel mezzo della Germania e lontano da acque navigabili. Non mi piaceva l'idea di averla a dieci ore di viaggio nel Mediterraneo, e poter andarci solo durante le ferie. Così cominciammo a concentrarsi sulle imbarcazioni carrellabili. 
  2. Ciò che ha reso le cose piuttosto difficili è che la parte romantica che risiedeva in me desiderava una barca molto “marina” e che desse fiducia ai timori di mia moglie durante le navigazioni in mare aperto. Anche se non ne avevamo mai parlato il mio sogno nel cassetto era quello di avere una barca che potesse fare lunghe navigazioni e forse anche una traversata atlantica. 
Nella mia ricerca per trovare la barca perfetta, in una rivista tedesca, mi imbattei nel disegno e nella breve descrizione del "Flicka", insieme con l'indirizzo del costruttore. Mi convinsi subito che quella era la barca per noi. Senza neanche una visita al cantiere o un giro di prova feci l’ordine alla Pacific Seacraft e solo cinque mesi più tardi Daimonion era già ormeggiata nel porto di Genova, in Italia. Il mio sogno era diventato realtà e quando mi apparve tutta lucida, bianca e luminosa, fuori dal suo contenitore, nel sole caldo della primavera in Italia, mi resi conto che quella barca era tutto quello che avevo sognato e che non potevo tenerla in Germania (in Italia non c’è la cultura della barca piccola, ma questa è un'altra storia).

Era forte, perfettamente costruita e perfettamente allestita per la sicurezza, con armo a cutter, un motore affidabile e comfort sufficiente per soddisfare mia moglie: cabine separate, altezza uomo in dinette, ampie cuccette e, grazie al suo solido design, la sensazione di essere protetti dagli elementi. Ho passato ore a raccontare a mia moglie, che era sempre interessata, quando l'ultimo scorcio di costa scompariva oltre l'orizzonte, i vantaggi e della sicurezza di questo cutter classico dalla chiglia lunga e rassicurante. 

Pensavo che il mio sogno senza compromessi si era realizzato ed il suo peso, anche se al limite, mi avrebbe permesso di trasportala in tutta Europa. Da quel momento in poi avrei potuto salpare da qualsiasi costa raggiungibile in auto! La barca attrezzata pesava circa 3 tonnellate, senza i nostri effetti personali a bordo. Con un rimorchio leggero costruito in lega ed una grossa auto a 4 ruote motrici sarei potuto rimanere entro il limite massimo di 3,5 tonnellate. Ma la cosa importante era che avevamo una barca capace di trasportarci attraverso gli oceani da qualsiasi punto ed in qualsiasi momento avessimo voluto partire. 

Tutte queste virtù della Flicka erano vere, ma la realtà dei successivi sette anni con "il mio perfetto cruiser tascabile " non soddisfò del tutto i nostri sogni. 

Per cominciare, non abbiamo mai attraversato gli oceani. Abbiamo navigato fino alla Spagna e poi Ibiza e Maiorca, e goduto l'avventura della vela giorno e notte in barca. Ma le distanze che abbiamo percorso e le condizioni marine non rendevano assolutamente necessaria una barca forte e costosa come la Flicka. 

Carrellabilità? Sì, nel corso degli anni abbiamo esplorato le meravigliose coste del Mediterraneo dell’Italia, della Spagna e perfino le acque atlantiche della Francia e del Portogallo. Ma il Flicka non è realmente un "trailersailer". Lei è solo "trasportabile". Per gestire 3,5 tonnellate ho dovuto comprare una seconda auto potente, mi piaceva la Mercedes Classe G, ma non è questo il punto. Avevamo sempre bisogno di una gru e di un aiuto anche per issare l'albero, per non parlare del varo e dell’alaggio. Inoltre la sistemazione delle vele in un cutter è un lavoro piuttosto impegnativo. Tutte queste considerazioni alla fine ci hanno portato ad abbandonare uno dei nostri ideali e lasciare la barca fissa in un porto in Spagna. 

C’è da aggiungere che questa "trasportabilità" mi è costata veramente tanto, con quello che ho pagato la seconda auto avrei potuto far tranquillamente spostare la barca da trasportatori di professione, e alla fine avrei speso molto meno. Con il senno di poi mi rendo conto che non c'è mai stato davvero un motivo logico per acquistare una barca pesante e difficile da spostare. 

Ma, guardando indietro e la realtà dei fatti, il problema più rilevante era un altro: le linee d’acqua della Flicka non sono molto adatte a chi soffre di mal di mare, la carena lunga e stretta non si addice molto ad uno stomaco debole! Nessuna piccola barca è veramente stabile alle andature portanti, ma: 
  1. la forma allungata della chiglia ci costringeva ad un rollio continuo quando navigavamo in poppa e credo molto più di quello che sarebbe successo con uno scafo piatto. Le condizioni di vento ideali per una piccola barca da crociera erano diventate un incubo per mia moglie;
  2. la ridotta superficie velica del Flicka in relazione al suo peso, garantiva una grande sicurezza in caso di maltempo o di una tempesta. Ma abbiamo scoperto che potevamo evitare tali condizioni quasi sempre perché la nostra navigazione era soprattutto costiera e non eravamo mai lontani da un riparo. Con assenza di vento, sotto il sol leone, era un tormento rimanere completamente fermi a causa della incapacità della barca di muoversi che comunque oscillava a causa del movimento dell’albero. Tutto ciò causava una gran sofferenza a mia moglie e provammo queste sensazioni quasi sempre, anche in condizioni di vento un po’ più forti. Questa situazione ci imponeva la navigazione a motore ed invidiavamo le barche più leggere di noi che navigavano con uno sbandamento stabile e continuo, senza rollii o beccheggi. 
Le virtù e le capacità del Flicka, nonostante i miei sogni romantici, avevano ben poco a che fare con il modo in cui effettivamente utilizzavamo la barca. E queste virtù avevano un costo tale da poterlo confrontare con barche ben più comode ed importanti, mentre le condizioni di mare e di vento che abbiamo trovato nel Mediterraneo il 90% delle volte potevano essere tranquillamente affrontate da una barca meno impegnativa dal punto di vista economico e gestionale.

Alla fine mia moglie, dopo aver sopportato sette anni di mal di mare in acque più o meno aperte in una barca classica tutto sommato piccola, si decise a non seguirmi più e non potei darle torto. Io stesso non avrei sopportato così a lungo il mal di mare se ne avessi sofferto. Però non volevo rinunciare a vela, così ho voluto provare a navigare con una barca molto più piccola, un gaff cutter di 18 piedi, sempre a chiglia lunga, disegnato da Laurent Giles che chiamai Durin. Era piccola, ma perfettamente attrezzata con un diesel entrobordo, un WC marino e perfino una pesante stufa danese per navigare in climi più freddi. Con questa barca ho fatto un viaggio fantastico di esplorazione in solitario del fiordo di Hardanger in Norvegia per tre settimane. E 'stata una bellissima esperienza che mi ha regalato sensazioni che non dimenticherò mai. 

Purtroppo però, a differenza di molti miei amici, non riesco a trascorrere una vacanza da solo, quella esperienza mi ha fatto rendere conto che mi mancavano le cose più importanti, il calore delle serate romantiche nel Mediterraneo godendo di una buona bottiglia di vino ma soprattutto la presenza del partner per condividere la gioia e il divertimento. Ho sempre desiderato di possedere una barca a vela che potesse essere condotta in solitario, ben altra cosa è viverci da solo per tutto il tempo. 

Tristemente mi resi conto che Durin, utilizzato come un trailer sailer per un solitario, era diventato improvvisamente "pesante". Varare le sue 1,2 tonnellate fu piuttosto impegnativo ed ebbi bisogno di una mezza dozzina di generosi collaboratori, abitanti di un piccolo porto della Norvegia. Anche stavolta, in un cutter classico, l’alberatura e la sistemazione delle vele era un lavoro piuttosto impegnativo che richiedevano tempo e sforzi. Conclusi che l’utilizzo per un solo week end era improponibile e quindi, con amarezza, mi resi conto che anche Durin non era la barca giusta per noi. 

E poi un giorno scoccò la "scintilla" che ha completamente sconvolto le mie idee in merito a quale potesse essere la "barca ideale". Alla fine di un lungo viaggio in bicicletta attraverso la Francia, la Spagna e il Portogallo mia moglie disse enfaticamente che rimpiangeva ciò che aveva amato così tanto della vela, ogni giorno un piccolo porto diverso o una romantica baia o un'altra bella serata a bordo. "Se proprio non ci fosse stato quel maledetto mal di mare ....." 

Afferrai subito questa opportunità, mi consentiva di fare un altro tentativo! Ma questa volta con un tipo di barca completamente diversa, una barca studiata principalmente per le "acque protette". Un mese dopo effettuai l'ordine per un TES 678 BT. 

Questo ultimo tentativo, come spesso accade, fu un successo sorprendente. Nelle acque protette, tra le centinaia di isole delle Kornati in Croazia, la barca rispose ottimamente e ci permise di divertirsi e navigare anche con venti leggeri. Usammo il motore solo per poche ore e quasi sempre per uscire ed entrare nei porti, contrariamente a quanto avevamo dovuto fare con il Flicka anche durante lunghe navigazioni. Nelle acque aperte la barca no rollava e procedevamo tranquillamente e costantemente sbandati. 

Considerando la misura della superficie velica ed il peso della deriva, in assoluto, il TES risulterebbe sottodimensionato rispetto a sue rivali come i Beneteau, i Sunbeam o i Jeanneau. In più il TES ha un bordo libero molto elevato, una carena voluminosa, è per questo motivo che l’ho chiamata “Daisy”, ed una zavorra concentrata soprattutto nello scafo con l’aggiunta di una deriva mobile relativamente leggera. Queste caratteristiche spostano il centro di gravità della barca molto più in alto, ma per me, proveniente da una barca come il Flicka, ha significato una maggiore velocità e una grande maneggevolezza che ci hanno permesso di fare cose una volta impensabili, come improvvise virate o la navigazione a vela anche nei canali. 

Ma il vantaggio più importante è stato che, anche con vento molto leggero, la randa steccata non perdeva la sua forma, senza essere “sconvolta” da un albero oscillante. La barca era “marina” perché era stabile grazie alla combinazione di baricentro alto e di una superficie velica più piccola. Che ci crediate o no, mia moglie non patito un'ora di mal di mare. Dal momento dell’acquisto del TES la vela ha di nuovo avuto un futuro per noi! 

Per riassumere ho scelto tra uno yacht d’altura ma in solitario e un insignificante ma divertente e pratico yacht destinato ad acque protette. Il risultato di questa scelta ha prodotto i seguenti vantaggi: 
  1. pesando circa la metà del Flicka il TES è veramente “carrellabile” con una automobile che non sia un costosissimo 4x4; 
  2. il TES è appoggiato completamente sul carrello a causa della deriva mobile ed il centro di gravità più basso permette un trasporto molto più facile; 
  3. il sistema di incernieramento dell’albero consente un’alberatura rapida ed efficiente senza l’utilizzo della gru; 
  4. lo spazio in cabina è molto più ampio e quindi navigare diventa anche molto più piacevole anche in caso di mal tempo. 
Che cosa ho perso? Non molto, sicuramente gli sguardi ammirati di coloro che guardavano le meravigliose linee d’acqua di Flicka e quanto tutto ciò mi rendesse orgoglioso. L’altra limitazione è l’impossibilità di navigare in mare aperto ma, in fondo, nei sette anni in cui ho avuto Flicka è successo piuttosto raramente.

Eppure lo ammetto, mi manca ancora qualcosa.. Oltre una "family-boat", mi piacerebbe avere una barca molto piccola solo per me, non per attraversare gli oceani, ma per navigare nel Mar Baltico o lungo le coste della Norvegia in climi che mia moglie non può condividere. Ho visionato ieri i piani di studio del Tideway 14’ e del Grey Swan della Selway Fischer, chissà ….


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